I tassi alti hanno frenato la crescita dell'Europa
In un'intervista al Financial Times del 6 giugno del 2003 Milton Friedman sembrò ripudiare la politica monetarista, affermando che «l'uso della quantità di moneta come obiettivo non è stato un successo, non sono sicuro che oggi la incoraggerei con la stessa forza con cui l'ho fatto in passato».
In quelle parole si evince quale è stata la debolezza della politica economica nata con Maastricht: la Banca Centrale Europea, per tenere alto il corso dell'euro (più elevato del dollaro), ha tenuto i tassi alti e questo ha depresso l'economia europea, appesantita ulteriormente dalla crisi finanziaria globale sviluppatasi nel 2008.
L'effetto più evidente è la debolezza strutturale della domanda, come nella "Grande crisi" del '29 le aziende hanno i magazzini pieni, ma mancano i soldi per acquistare le merci.
Una situazione che ha generato deflazione e caduta della domanda. Ed è questa la situazione che dovrà affrontare Mario Draghi, quando si insedierà al vertice della Bce. Probabilmente, per evitare un effetto-domino su scala europea a seguito della crisi greca (che toccherebbe innanzitutto Portogallo, Spagna, Irlanda, Belgio e Italia), Draghi concederà alla Nazione ellenica un allungamento dei tempi per ritrovare il pareggio di bilancio, rendendo così meno traumatici gli effetti sociali dei tagli alla spesa pubblica, con una remissione parallela di una quota del debito pubblico detenuto dalle grandi banche internazionali e maggiori aiuti da parte del Fondo Monetario.
Un'ipotesi che dovrà fare i conti con l'incertezza economica globale e, in particolare, monetaria, con lo scontro politico che vede protagonisti il presidente Obama e il Congresso proprio sul tema del valore del dollaro. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Autore: Maurizio Ballistreri