I "grillini" inaugurano un nuovo modo di far politica - di Stefania Summermatter
Bandito dalla televisione pubblica, Beppe Grillo ha saputo sfruttare la forza della rete e delle piazze per veicolare un messaggio di protesta e rompere gli schemi della politica italiana. Ora il suo movimento è chiamato alla prova dell'istituzionalizzazione. La democrazia dal basso reggerà a giochi politici e pressioni mediatiche?
Prima delle elezioni non avevano bisogno di incontrarsi tutti faccia a faccia. Perché la loro sede è la rete, accessibile a tutti, democratica, partecipativa. Tutto nel Movimento 5 stelle (M5S) si svolge sul web: è lì che i giovani discutono, organizzano incontri, elaborano priorità e strategie.
«In televisione non c'è interazione. Su internet invece la gente non si limita a ricevere un messaggio, ma lo condivide e lo commenta. E si sente partecipe di un movimento e delle sue idee. Beppe Grillo è stato uno dei primi a fare delle nuove tecnologie un tema politico e a sfruttarne il potenziale, ancor prima di Barack Obama», spiega Sébastien Salerno, esperto di movimenti sociali e comunicazione politica all'università di Ginevra e italiano di seconda generazione.
I candidati – o "portavoce" come amano definirsi – sono stati scelti attraverso un sistema di primarie 2.0. Nessuno di loro ha mai fatto politica o è stato iscritto a un partito. Sono volti nuovi: semplici cittadini, incensurati, e con un buon livello di formazione. L'88 per cento - si legge sul blog del comico - ha una laurea universitaria e un'età media di 39 anni. La più giovane, Marta Grande, ne ha appena 25.
Dal web alle piazze
Dopo essere stato escluso dalla televisione pubblica italiana nel 1986 - per una battuta sulla sinistra e l'allora premier Bettino Craxi - Beppe Grillo non è più ritornato sul grande schermo. Almeno in Italia. All'estero è stato ospitato a più riprese dalla Radiotelevisione svizzera che ha diffuso molti suoi spettacoli, garantendogli una certa visibilità anche nel nord della penisola.
Dal 2005, oltre al palco, il suo mezzo d'informazione è diventato il web. Il suo blog è il più visitato d'Italia e nel 2008 è stato definito tra i dieci più influenti al mondo, dal settimanale britannico l'Observer. Così, mentre i partiti di destra e sinistra si contendevano giornali e televisioni, il 63enne – con l'aiuto del suo "stratega" Gianroberto Casaleggio – ha avuto il monopolio della rete. Una scelta che si è avverata vincente: alle elezioni del 24 e 25 febbraio, il M5S ha raccolto 8 milioni voti e conquistato 163 seggi in parlamento.
Il suo successo non è però soltanto figlio del web 2.0. Il comico genovese è un uomo da palcoscenico, un incantatore di folle. Nel 2007 aveva radunato 50'000 persone a Bologna per il V-Day e durante la campagna elettorale ha girato l'Italia in camper per il suo Tsunami Tour. Di fatto è stato l'unico a riappropriarsi delle piazze, arringando le folle per ore, sudando e urlando a squarciagola. Il suo linguaggio diretto, dal tono sarcastico e crudo può però essere anche violento. In Italia lo hanno accusato di tutto: populismo, demagogia, qualunquismo...
«Beppe Grillo ha osato affrontare temi scottanti che gli altri politici hanno spesso preferito tacere. È riuscito a parlare ai giovani e a farsi portavoce della loro rabbia contro un'assenza di prospettive. Con la provocazione e il sorriso, si è potuto permettere di dire cose cattive, disinibendo il pubblico. È un po' come un buffone di corte. D'altronde non tutti quelli che l'hanno votato ammirano il suo modo di fare, ma attraverso il M5S vogliono rompere l'ordine stabilito», commenta Hervé Rayner, professore di scienze politiche all'università di Losanna e autore di diversi libri sull'Italia.
Un'alleanza di idee e non di partiti
Privata di una maggioranza in parlamento, l'Italia rischia la paralisi politica e un ritorno alle urne. Dalle scelte del M5S dipende dunque il futuro del nuovo governo e probabilmente anche quello del paese. Sono in molti a chiedersi come sia possibile affidare questo compito a neofiti della politica. Loro ci credono e ribadiscono che non intendono allearsi, ma discutere e votare ogni proposta secondo le loro convinzioni e non secondo logiche di partito.
Posizioni che appaino tuttavia irresponsabili ai più e che sollevano molte incognite, proprio perché escono dagli schemi. In realtà, un esempio da osservare esiste, anche se su scala minore. E si chiama Sicilia. In questa regione del Sud, il M5S si era imposto l'autunno scorso come primo partito, mentre al posto di governatore era stato eletto Rosario Crocetta del Partito democratico. «Il bilancio finora è positivo, afferma Sébastien Salerno. Il M5S ha garantito un sostegno puntuale al PD su grandi temi come la riduzione dei costi della politica. Crocetta medesimo loda questa collaborazione».
La stessa dinamica potrebbe riprodursi a livello nazionale? Difficile da prevedere, secondo i nostri esperti. Molto dipenderà anche dalla linea tracciata da Beppe Grillo e dal modo in cui saranno gestite le diverse anime del movimento. Sì, perché anche se lui non ama definirsi un leader e sostiene che le decisioni sono prese in modo partecipativo, è stato lui che fin dall'inizio ha tracciato le linee guida del M5S. E non si è certo dimostrato tenero con chi è uscito dai ranghi.
Pressioni dei media e giochi politici
Condannato per omicidio colposo, Beppe Grillo non siederà in parlamento. Una scelta personale, coerente con la proposta del M5S di vietare a chi ha precedenti penali di essere eletto. Alle camere, i "grillini" dovranno dunque muovere i primi passi da soli, lontani dall'ombra protettrice del web e del loro leader. «C'è il rischio che il M5S sfugga al suo creatore e finisca per soccombere come L'Uomo qualunque nel primo dopoguerra. Ma potrebbe anche portare una boccata d'aria fresca a un paese in ginocchio e spingere gli altri partiti a rinnovarsi», spiega Hervé Rayner.
Quel che è certo è che i "grillini" non hanno dimestichezza coi giochi politici, prosegue il professore. «È possibile che vengano tirati a destra e a sinistra e che non riescano a tenere un discorso unico. In un movimento l'espressione del disaccordo fa parte della cultura politica e i dibattiti possono essere virulenti. In parlamento però dovranno probabilmente piegarsi a regole diverse».
A questo si aggiunge la pressione dei media che negli ultimi giorni hanno tartassato i nuovi eletti, fino allo stop imposto da Beppe Grillo. Cellulari spenti per l'incontro organizzato a Roma e niente interviste con i media italiani. Un modo per proteggerli dall'assalto dei giornalisti. O forse per assicurarsi di avere ancora la situazione sotto controllo.
Autore: Stefania Summermatter, www.swissinfo.ch