" Grecia, l’accanimento terapeutico non serve" Di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.finanzainchiaro.it/public/Greece-crisis%201.jpgNell’uomo è innato il concetto che “tutto sia preferibile alla morte” ed è senza dubbio vero: il detto finché c’è vita c’è speranza è una assoluta verità, non solo un modo di dire, il fatto però è che per la Grecia non si deve scegliere fra la vita e la morte, non si deve scegliere se farla sopravvivere o meno.

 

Siamo noi europei, ed in particolare noi mediterranei, che associamo al concetto del fallimento quello della morte, fallire non è morire, bensì solo constatare, certamente amaramente, che la cosa non ha funzionato, in quest’ottica occorre capirne i motivi e non perpetrare gli errori.

 

E’ ovvio che tutto questo non è a costo zero, gli errori si pagano ed i grandi errori duramente, ma la vita continua.

 

L’Europa, purtroppo, o per fortuna, non è gli Stati Uniti d’America, tra il Vecchio Continente ed il Nuovo Continente in mezzo c’è un oceano, non un semplice aggettivo, se unire gli Stati americani, che non avevano storia, è costato sangue e ci sono voluti decenni, fare la Comunità europea diventa un’impresa titanica, ed in poco tempo, semplicemente impossibile.

 

Occorre anche tener presente, infatti, che risulta sempre più difficile governare “le periferie” che normalmente presentano problematiche ben più complicate rispetto “al centro”, e sotto questo punto di vista la Grecia è più di una periferia, è una frontiera.

 

Ora ciò che si sta decidendo è molto più se concedere aiuti o meno, bensì se, in nome del bene comune, caricarsi sulle spalle la Grecia oppure no, e, come sempre, fare delle scelte non è una cosa semplice ed implica sofferenza.

 

Non sarebbe però corretto da parte mia fare solo un’analisi come questa, sospendere il giudizio non è nella mia indole, né attendere gli eventi per poi commentarli. Ritengo giusto che ognuno di noi, specialmente se, come me, ha avuto l’ambizione di fondare un sito internet per poter manifestare pubblicamente le proprie idee, debba anche esporsi.

 

E quindi, con una grande sofferenza nel cuore, io ritengo che la scelta da fare sia quella di chiudere la partita, cercando comunque di creare i presupposti affinché la Grecia possa autonomamente rigenerarsi.

 

Non ho volontariamente utilizzato l’ormai abusato modo di dire “staccare la spina” proprio perché contiene in sé il concetto di morte, che, come ho inizialmente premesso, non si confà ad una scienza, come quella economica, che, per definizione, è un’infinita ricerca di equilibri diversi.

 

Non critico neppure l’attendismo degli organismi dedicati a prendere una decisione in tal senso: il temporeggiare, in momenti di difficoltà, è umano, ora, però, siamo alla stretta finale, ed io ho voluto espormi.

 

Ciò che mi auguro, in conclusione, è che qualsiasi decisione venga presa sia fatta in nome del bene comune europeo e non dei singoli tornaconti personali. Questo lo si deve pretendere.

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