Grameen, reazione in vista da parte degli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti potrebbero decidere di assumere una posizione netta nella questione riguardante Muhammad Yunus, ormai ex massimo dirigente della Grameen Bank, istituto indiano specializzato nel microcredito. Dopo che ieri la Corte Suprema del Bangladesh ha respinto l’appello presentato dal dirigente contro la decisione del governo di rimuoverlo dall’incarico di direttore dell’istituto, gli Usa hanno minacciato - neppure troppo velatamente - ripercussioni nelle relazioni con Dacca.
Il sottosegretario di Stato americano, Robert Blake, responsabile per la Casa Bianca delle questioni legate all’Asia centrale e meridionale, ha spiegato ieri che Washington ha a cuore il «mantenimento di relazioni strette con il Bangladesh», considerato «un Paese musulmano moderato». Ma dopo una visita nella capitale dello Stato asiatico, lo stesso Blake aveva palesato al Congresso le proprie inquietudini in merito al caso-Yunus: «Prevedo che qualora non dovesse essere raggiunto alcun compromesso che sia in grado di preservare l’integrità e l’efficacia dell’azione della Grameen Bank, le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Bangladesh possano subire un peggioramento». Resta da verificare se, e soprattutto in quale modo, la Casa Bianca possa decidere di dar seguito a tali “minacce”.
C’è da chiedersi, in sostanza, quanto davvero le autorità americane vogliano esporsi per difendere il settantenne premio Nobel, che fondò la Grameen nel 1976. Proprio stamani, inoltre, anche il presidente francese Nicolas Sarkozy si è schierato al fianco di Yunus, inviando una lettera ufficiale al manager. Che l’Occidente non si fidi del governo di Dacca come nuovo interlocutore per fare affari con la Grameen? ( Fonte: www.valori.it)