Google, Dropbox: storage Vs cloud. Meglio un disco fisso o uno remoto?
C’era una volta l’hard disk, il backup, la chiavetta dove salvare i dati importanti, il floppy. C’era una volta il supporto fisico, e adesso?
Ma facciamo un passo indietro, anzi qualcosa di più di un passo. In pochi anni l’informatica, come sappiamo tutti, ha fatto e sta facendo balzi giganteschi.
I dispositivi di memoria sono sempre stati un punto focale importantissimo per lo sviluppo di qualunque dispositivo tecnologico: dai telefono agli orologi, dalle centraline per auto passando per i computer, tutto quello che dentro ha un microprocessore, in qualche modo deve avere anche della memoria.
Un tempo questa era prettamente fisica, quasi “pesante” nella sua tangibile forma. Chi non ricorda ad esempio i floppy disk? Erano dei gingilli molto più simili (anche tecnicamente) a delle musicassette che a quelle che oggi sono memorie di massa come le chiavette USB.
Su un floppy tradizionale ci stavano 1.44 mega di dati: l’equivalente di un quinto di una canzone in mp3, per capirci.
Guardando dentro ai computer comunque, abbiamo sempre avuto i famosi (e a volte famigerati) hard disk, ovvero quei dischi rotanti inscatolati, che hanno tenuto (e per molti versi tengono ancora) l’onniscenza umana al loro interno.
I problemi con questi dispositivi, che sono ancora in gran parte dei computer desktop del mondo e in tutti i server dello stesso, è che come ogni oggetto “meccanico” sono soggetti a movimento, quindi ad usura. Quindi a rotture.
Tutto si rompe nella vita, figuriamoci una cosa che fa 7200 giri al minuto!
L’altro problema è la portabilità: una scatola di ferro di mezzo chilo non è comoda, né elegante da portare in tasca.
Quindi questi dispositivi sono sempre stati usati come memoria di massa in cui mettere tutti i nostri dati, ed affiancati da altri dispositivi gemelli per backup, ovvero per copie di tutti i nostri dati.
Questa cosa, anche detta “ridondanza”, è sempre stata la forma di salvaguardia preferita per le nostre foto, i nostri dati, le nostre fatture e tutti quei bit che i qualche modo ci riguardano e non vogliamo perdere.
Ma un sistema di copia di questo tipo ha un problema fondamentale, cioè quello di non poter essere “ubiquo”, di non seguirci.
Il backup, o in ogni caso i nostri dati, sono davvero comodi quanto vi possiamo accedere ovunque, quando possono essere a nostra disposizione in ogni momento ed in ogni luogo: che senso ha avere delle foto se poi le posso tenere solo in casa, sul mio computer fisso, senza farle vedere in giro agli amici?
Vero, potrei usare una disco portatile (oggi sono molto più leggeri e allo stato “solido” ovvero senza movimento fisico) o una chiavetta, ma il massimo sarebbe avere tutto insieme, in posti diversi.
Ecco da quale idea sono nati i sistemi di drive remoti, in pratica grandi dischi che contengono i nostri dati, ma che sono ubicati non sappiamo dove. La famosa cloud.
I due più noti software al momento sono Dropbox e Google Drive, che a breve analizzeremo un po più da vicino.
Questi due servizi hanno caratteristiche simili ed alcune peculiarità che contraddistinguono l’uno dall’altro.
Dropbox
È forse il servizio più famoso per la gestione dei file in remoto e funziona in modo molto semplice: una volta installato il software, Dropbox crea una cartella all’interno del nostro computer, una normalissima cartella come tutte le altre.
Tutto quello che trasciniamo dentro alla suddetta cartella, viene automaticamente sincronizzato su un server remoto, su un computer che probabilmente si trova dall’altra parte del mondo.
Morale: se noi teniamo un file dentro a quella cartella lo troveremo su tutti i computer abilitati con Dropbox installato, oppure accedendo al nostro account direttamente dal sito.
Comodissimo, agile nella sincronizzazione e sicuro.
Google Drive
Funziona esattamente nello stesso modo di Dropbox, ma a differenza di quest’ultimo è un pochino più lento nella sincronizzazione ma da la possibilità di lavorare su documenti condivisi, in tempo reale.
In pratica se su Dropbox si apre lo stesso file di Word su due computer diversi, si genera un conflitto software. In Drive, se il file è stato generato con Drive, questo non succede ed esiste la possibilità di lavorare in molte persone sullo stesso file.
Per i lavori di gruppo e a distanza è di una comodità disarmante.
Quale usare?
Io uso una installazione di Dropbox della quale faccio davvero fatica a rinunciare, mentre uso Drive solamente da browser, da Web. Così ho la velocità di sincronizzazione di Dropbox e la comodità dei documenti condivisi di Google.
Usarli entrambi è, ad oggi, la soluzione a mio avviso più saggia.
Pro
I pro di usare un sistema come questo sono evidenti. I vostri dati sono sempre presenti, ovunque voi siate. E sono sempre accessibili.
Non vivrete più con il terrore di perdere nulla: se si romperà il computer non avrete paranoie di nessun tipo e potrete recuperare i dati semplicemente installando di nuovo il software di riferimento.
Secondo me, soprattutto per chi lavora con il computer, è indispensabile utilizzare un sistema di questo tipo.
Contro
Anche i contro sono abbastanza evidenti. Dove sono i miei dati? E se domani per caso queste aziende chiudono o sono vendute “ai cattivi” chi mi assicura che io possa riavere tutte le mie cose?
Lo so, sono domande stupide ed ingenue, ma chi non se le fa? Senza poi pensare al fatto che i contenuti online sono per antonomasia potenzialmente meno sicuri di quelli su un HD esterno. Per capirci, e se ci rubano l’account? Ci fregano TUTTO senza che noi si possa dire A.
Conclusioni
Personalmente penso che un sistema di backup remoto sia imprescindibile per chi usa il computer in modo professionale e per chi ne usa, eventualmente, più di uno.
Allo stesso modo un disco tradizionale oggi costa davvero poco ed esistono software di backup gratuiti che vanno benissimo, come questo ad esempio.
Non so cosa sia meglio in assoluto, ma so cosa faccio io e ve lo racconto: i miei computer sono sincronizzati con Dropbox e in quello di casa è attaccato un hard disk esterno che tutte le sere alle 21 fa una copia di tutto quello contenuto nella cartella condivisa.
In questo modo, per perdere i dati, dovrebbe esplodermi la casa, con tutti i computer dentro ed aprirsi la faglia di Sant’Andrea. Contemporaneamente.
Credo che in quel caso, le mie fatture e le mie foto, sarebbero l’ultimo dei miei problemi
Fonte: www.6sicuro.it
Autore: Rudy Bandiera
Giornalista, professionista dell' IT, consulente in ambito Web, docente di “online marketing e comunicazione Web” presso master universitari e aziende. Fondatore ed amministratore delegato di NetPropaganda, una “social media agency” che si occupa di Web e di comunicazione non convenzionale.