GB, e se si pensasse di nazionalizzare definitivamente RBS?
Ciò che serve è una banca le cui priorità siano quelle della “high street” e non di “Wall Street”.
Un istituto di credito, in altre parole, che sappia porsi al servizio dei cittadini e delle imprese. Che possa risolvere le loro difficoltà anche a costo di dover rinunciare a qualche margine di guadagno. Ed il Regno Unito potrebbe avere la risposta a questa domanda a portata di mano.
La proposta, solo apparentemente provocatoria, arriva dal quotidiano Guardian, che in un fondo sottolinea la possibilità di prevedere un cambiamento epocale nel futuro di uno dei principali istituti di credito locali: Royal Bank of Scotland.
Dal momento che - spiega Billy Bragg nel suo commento - lo Stato già controlla l’84% del capitale della banca, perché non pensare a renderla del tutto statale? Tra i pro, oltre all’intercettazione di una necessità impellente da parte dell’economia reale inglese, è ricordato il fatto che il gruppo è presente in quasi tutte le città del Paese, grazie ad una rete di filiali estesa su tutto il territorio nazionale.
Inoltre una nazionalizzazione completa potrebbe comportare, successivamente, la cessione del ramo di investment banking, il che non solo garantirebbe notevoli entrate allo Stato, ma farebbe superare (almeno per quanto riguarda RBS) la questione della divisione tra banca d’affari e retail.
Ancora, il governo potrebbe a quel punto decidere di cancellare la copertura delle perdite degli istituti falliti sui depositi superiori a determinate quote, mantenendo tale “assicurazione” solo per chi decide di mantenere i propri risparmi nella banca nazionalizzata. E risparmiando ulteriormente.
«Parliamoci chiaramente - ha concluso Bragg - le banche che operano sul mercato retail non hanno alcuna intenzione di attuare particolari riforme interne. Molti istituti hanno superato la crisi basandosi solamente sull’apporto dei contribuenti». Per cui tanto vale cautelarsi per il futuro.
( Fonte: www.valori.it)