Francia, a giudizio il “piccolo Kerviel” di Caisse d'Epargne
La Francia rivive, in dimensioni più contenute, il caso di Jerome Kerviel, trader di Société Générale che è stato giudicato responsabile di una perdita da 4,9 miliardi di euro. In questo caso il dito è puntato contro un ex dipendente di Caisse d’Epargne, che è stato rinviato a giudizio nell’ambito di un’inchiesta su un “buco” di 751 milioni di euro che ha patito l’istituto di credito nel 2008. L’uomo, Boris Picano-Nacci, era stato inizialmente accusato dalla Cassa nazionale delle casse di risparmio e di previdenza (CNCE), che gli contestò già quattro anni fa di aver effettuato una serie di operazioni non autorizzate. Si trattava in particolare di compravendite sui mercati finanziari effettuate con fondi propri della banca, nonostante la dirigenza, nell’aprile del 2008, avesse deciso di bloccare tale pratica, considerata rischiosa in particolare in un contesto di grave crisi internazionale.
Secondo l’accusa, il trader avrebbe infranto tale disposizione, giocando tra l’altro col fuoco, visto che con i fondi propri dell’istituto di credito decise di puntare sul rischiosissimo mercato dei derivati. Il risultato fu una perdita che inizialmente fu valutata in 120 milioni di euro (il 13 ottobre). E qui l’affare si complica, perché secondo quanto riportato dall’agenzia France-Presse, la direzione della banca tentennò prima di liquidare la posizione, sperando probabilmente in un recupero e trovandosi invece con un buco quintuplicato.
Ciò che ancora una volta stupisce, inoltre, è il fatto che Picano-Nacci abbia potuto in modo apparentemente molto facile aggirare i sistemi di controllo interni della banca. Si tratta di una delle ragioni per cui tre dei suoi principali dirigenti - il presidente Charles Milhaud, il direttore generale Nicolas Merindol e il responsabile dei rischi Julien Carmona - hanno dovuto rassegnare le dimissioni. ( Fonte: www.valori.it)