Fmi: l'Italia continua a crescere poco a causa della scarsa competitività

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

L'Italia arranca sotto il peso della scarsa competitività e, con un tasso di crescita che si ferma all'1% quest'anno per poi salire all'1,3% il prossimo, si colloca sul fondo della scala tra i principali paesi europei, superando solo partner in crisi quali Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna. La situazione italiana si staglia del resto sullo sfondo di un panorama internazionale in cui la ripresa si è consolidata ma è caratterizzata da una doppia velocità, trainata soprattutto dalla locomotiva dei paesi emergenti. E avanza scontando il peso di una disoccupazione mondiale ancora molto elevata e i rischi provenienti dalle turbolenze in Nordafrica.

Il quadro dipinto dal Fondo Monetario Internazionale è caratterizzato da luci e ombre e con ogni probabilità sembra comunque destinato a peggiorare. L'ultima bozza del World Economic Outlook – la cui pubblicazione ufficiale avverrà in occasione degli Spring Meetings di Fondo Monetario e Banca Mondiale a metà aprile – è stata infatti stilata l'11 marzo scorso, ovvero il giorno stesso del terremoto in Giappone. Le previsioni attualmente disponibili, rimaste sostanzialmente invariate rispetto a quelle riviste a gennaio, non scontano dunque le gravi conseguenze del disastro giapponese, né tanto meno quelle della guerra in Libia.

In attesa di vedere quali saranno secondo il Fondo i risvolti di terremoto e tsunami nel Sol Levante, già nella bozza attualmente disponibile il Fmi fa rilevare come le turbolenze nel Nordafrica comportino dei rischi al ribasso per la crescita, conseguenti ai rincari delle materie prime e soprattutto del petrolio. Per quanto riguarda in particolare il greggio, il Fmi osserva che un rialzo dei prezzi tra i 105 e i 110 dollari al barile comporterà un abbassamento della crescita, che gli economisti di Washington definiscono però «modesto».

Sul futuro dell'economia mondiale pesa poi la zavorra dei senza lavoro, che attualmente ammonta a 205 milioni di persone, molte delle quali di giovane età. E da non dimenticare inoltre la fragilità che ancora caratterizza i mercati finanziari, oltre che la delicata situazione delle finanze pubbliche, con debiti e deficit di molte delle economie avanzate sempre troppo alti.

Quanto all'Italia, il Fondo punta nuovamente il dito contro i problemi di competitività di vecchia data che «comprimono la crescita delle esportazioni» e avverte che «il programmato consolidamento fiscale pesa sulla domanda privata».(b.a.)

( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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