Fisco, il sommerso vale 275 mld un quinto della ricchezza prodotta
L'economia sommersa in Italia vale 275 miliardi all'anno, quasi un quinto della ricchezza prodotta dal Paese. Il dato è contenuto nel Rapporto del Gruppo di lavoro sull'Economia non Osservata, istituito presso il Ministero dell'Economia, e guidato da Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, in vista della riforma fiscale, che sta muovendo i primi passi alla Camera. Il rapporto è stato presentato proprio alla commissione Finanze della Camera da Giovannini che ha invitato a porre un freno ai condoni che dovrebbero essere ammessi solo con un accordo bipartisan.
La Commissione Finanze, impegnata nell'esame della delega fiscale, si arrovella nella ricerca di risorse, visto che alcune delle coperture (aumento Iva, aumento aliquote sulle rendite) sono state già usate nella manovra di agosto. Dalla lotta all'evasione possono giungere tali risorse. La Relazione non ha fornito cifre su di essa (non era compito del Gruppo di lavoro) ma ha quantificato il «Pil sommerso», che non comprende l'economia illegale o quella informale (come la studentessa che fa la baby-sitter): ebbene, esso si è attestato nel 2008 tra 255,4 e 275,0 miliardi, cioè tra il 16,3% e il 17,5% del Pil. Una incidenza più o meno stabile nell'ultimo decennio. Nel 2000 il sommerso viaggiava tra 216,5 e 227,9 miliardi, con una incidenza sul Pil del 18,2-19,1%. Poi, dopo la sanatoria degli immigrati che ha portato fuori dal nero molti lavoratori stranieri, la percentuale è leggermente scesa fino al 2007 (tra il 15,9 e il 17,2%) per poi risalire nel 2008. Il Rapporto sottolinea poi che nell'economia sommersa ha assunto un ruolo marcato non più il lavoro irregolare, bensì la correzione del fatturato al ribasso da parte delle aziende, e il rigonfiamento dei costi intermedi; tutti elementi su cui la lotta all'evasione deve lavorare. Inoltre ci sono notevoli differenze tra settori produttivi. Nel 2008 il sommerso in agricoltura è stato del 32,8% del «Pil verde» (9.188 milioni di Euro), nel settore industriale del 12,4% (52.881 milioni di Euro) e nel terziario al 20,9% (21.978 milioni). All'interno del Terziario, poi, si va dal 6,4% del credito e le assicurazioni al 56,8% degli alberghi e dei pubblici esercizi.
C'è poi il dato geografico, segnalato dal segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi: al Sud il nero è il doppio che al Nord. Il che ha fatto dire al capogruppo della Lega in commissione Finanze, Maurizio Fugatti «la secessione c'è già». Tra le misure di contrasto Giovannini ha esortato ad evitare scorciatoie, come i condoni fiscali, che danno gettito nell'immediato a danno delle entrate negli anni successivi. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Autore: Giovanni Innamorati