" Fiat e Chrysler perfette per integrarsi " di Amalia Angotti
Fiat e Chrysler sono «partner ideali, perfetti per integrarsi». È convinto di questo Sergio Marchionne che parla a Traverse City, in Michigan, al Car, il Center for Automotive Research, appuntamento annuale dell'industria automobilistica americana. L'amministratore delegato ipotizza poi un suo possibile addio nel 2015, o forse nel 2016 e di un successore da trovare all'interno della nuova squadra. «Si trattava solo di una battuta», preciserà più tardi il portavoce del Lingotto.
«Non c'è spazio tra Fiat e Chrysler – spiega Marchionne – per i nazionalismi o per cercare di essere padroni l'uno dell'altro. Non è una fusione in un'entità omogenea, ma un mosaico in cui tutti i pezzi si integrano alla perfezione e mantengono la loro identità». Ribadita la necessità d'una nuova struttura di leadership «per garantire velocità, chiarezza di direzione e unità di intenti». Il manager Fiat torna su un concetto a lui caro: «Negli Stati Uniti industria, governo, sindacati e istituzioni finanziarie hanno lavorato, insieme, fianco a fianco per fare molto di più che salvare semplicemente l'industria dell'auto». È quel lavoro di squadra che in Italia manca. Negli Usa alla guida del sindacato c'è Bob King, che ha scelto «di lavorare con l'azienda per aumentare le vendite e di abbandonare la via giudiziaria, le querele e le denunce». In Italia è tutta un'altra cosa: «Ci sono sette sindacati e nessuno di loro è realmente rappresentativo. Se vogliamo un futuro dobbiamo lavorare insieme per il successo comune». Quindi annuncia che in autunno tornerà sulla questione della fuoriuscita dalla Confindustria.
Marchionne è orgoglioso del lavoro fatto in Usa: «Per Chrysler in particolare – sottolinea – la grande sfida è accelerare l'integrazione industriale con Fiat. Insieme, i nostri due gruppi saranno in grado di raggiungere la massa critica necessaria per competere su scala globale, con sei milioni di veicoli venduti entro il 2014». Ma già ora «è una barca forte, che può navigare tranquillamente anche in mezzo alla crisi americana, ancora per molto, moltissimo tempo». Cita "Alice nel Paese delle Meraviglie" e dice: «Abbiamo avuto il coraggio di sognare».
In Italia però le sue dichiarazioni non suscitano commenti benevoli. «Dice che non devono prevalere nazionalismi, ma in Italia il piatto piange. Sforzi e risorse sono concentrati in Usa», osserva il responsabile Auto della Fiom, Giorgio Airaudo. Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, ricorda che «in Italia si aspettano con ansia gli investimenti promessi», mentre Stefano Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico parla di «parole inqualificabili da parte di un manager che ha lasciato sulle spalle del governo uno stabilimento, Termini Imerese, e si appresta a lasciarne un altro, quello di Avellino della Irisbus».
Sono questi i due fronti aperti sul piano sindacale. E se per Termini Imerese il ministro Paolo Romani promette «una decisione definitiva» il 7 settembre, l'incontro al ministero sullo stabilimento Irisbus di Valle Ufita, in provincia di Avellino, si conclude per ora con un nulla di fatto: ci sarà un tavolo entro il 31 agosto. «La chiusura sarebbe un dramma», afferma la leader della Cgil, Susanna Camusso. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)