Evasione, il no di Austria e Lussemburgo che affossa la Grecia
Proprio in un momento in cui le frodi fiscali costituiscono uno dei principali freni alla ripresa dell’economia greca, l’Unione europea si mostra ancora una volta incapace di dare l’esempio in materia di lotta all’evasione. La firma del nuovo passo falso è stavolta di Austria e Lussemburgo che, in nome della volontà di proteggere l’anonimato dei propri risparmiatori, hanno imposto uno stop alla Commissione europea.
A quest’ultima - riferisce questa mattina il quotidiano francese Les Echos - avrebbe dovuto infatti essere conferito un mandato di negoziazione sugli accordi di scambio di informazioni con una serie di Paesi terzi, tra i quali figurano la Svizzera, il Liechtenstein e Andorra. Una politica della quale potrebbero beneficiare le martoriate casse pubbliche di tutti gli Stati membri dell’Ue. E che per il governo di Atene potrebbe costituire una vera e propria ancora di salvataggio, considerando che i mancati introiti fiscali derivanti dall’evasione e dalle frodi fiscali nella penisola greca sono stimati in 60 miliardi di euro all’anno.
Per Vienna e Lussemburgo, però, evidentemente sono prioritarie altre necessità, nonostante il primo ministro lussemburghese (nonché presidente dell’Eurogruppo) Jean-Claude Junker abbia riaffermato solo lunedì scorso che l’Europa non lascerà mai crollare l’economia ellenica. I due Paesi hanno infatti costruito parte della propria riuscita economica proprio grazie alla finanza, e alla loro capacità di intercettare il risparmio internazionale. Il mondo, però, ormai va in un’altra direzione. Germania e Regno Unito hanno già siglato accordi bilaterali con la Svizzera, e lo stesso presidente della Commissione di Bruxelles, Barroso, ha spiegato che «ci sono miliardi e miliardi di euro che potrebbero rientrare nell’Unione europea».
Capitali che possono risultare vitali per la sopravvivenza stessa della moneta unica. C’è da chiedersi, in tal senso, come possano - anche in una situazione di emergenza come quella attuale - prevalere gli interessi “particolari” rispetto a quelli dell’intera comunità di cittadini europei. ( Fonte: www.valori.it)