Economist: allarme credito in Sud Corea
Uno spettro si aggira per la Corea del Sud. Quello della crisi creditizia, ovvero l’estrema conseguenza di un accumulo di debito che cresce a ritmo eccessivo. È l’allarme lanciato in questi giorni dall’Economist citando i dati sulle esposizioni delle famiglie. “La rapida crescita dell’economia coreana è stata costruita sull’ingente debito contratto dai chaebol, i suoi grandi conglomerati industriali” scrive il settimanale britannico. “Il crescente debito delle famiglie rischia ora di arrestarne lo sviluppo”.
Il fatto, nota ancora il settimanale britannico, è che la crisi finanziaria non sembra aver avuto particolari effetti sul Paese inducendo quindi il governo a non intraprendere misure particolarmente restrittive nel mercato del credito. E così, mentre nella maggior parte delle economie consolidate gli anni post Lehman hanno visto una riduzione del debito privato, la Corea ha vissuto esattamente il trend opposto. Il governo di Seul sta tentando ora di limitare le esposizioni nei mercati alternativi (società finanziarie, shadow banking) e di ricondurre (attraverso un programma pubblico) molti cittadini “non bancabili” all’interno dei circuiti creditizi tradizionali. Sperando, verrebbe da aggiungere, che non sia troppo tardi.