" E' giusto che lo spread controlli la campagna elettorale italiana?" di Stefano Casertano
L'annuncio di Berlusconi di restituire l'Imu è ancora una volta una mossa geniale. E' un update 3.0 del vecchio "meno tasse per tutti". Allora quello slogan si rifaceva all'ottimismo generale anni Novanta, quei "Roaring Nineties" celebrati da Stiglitz, in cui si sparava prima la scemenza, per poi cercare di risolverla.
Adesso, nei "Crazy Teens", l'obbiettivo è la sopravvivenza. Si punta a un messaggio specifico. Il senso è lo stesso, ma la forma no: "vi restituiremo l'Imu". E di nuovo si è scatenata la campagna virale a scimmiottare le parole del cavaliere, che restituirebbe le cose più incredibili.
Ma da qui a sostenere "Annunci elettorali: si alza lo spread" ce ne passa. Sa un po' di presa in giro questo spericolato collegamento tra slogan elettorali e differenziale di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi.
Il differenziale si è alzato prima di tutto per le questioni bancarie italiane, con il crack di MPS. Non sono ancora chiare le dimensioni dello scandalo, le responsabilità, le conseguenze. Se in Italia sono scese di brutto Unicredit e Intesa SanPaolo, e in Spagna ha subito duri colpi in borsa Santander, un motivo ci sarà: i rischi del settore finanziario, che è il fattore maggiormente a contatto con il rendimento dei titoli di stato.
Poi l'aumento dello spread ha riguardato tutti i paesi europei in difficoltà. I rendimenti sui titoli spagnoli hanno raggiunto il livello più alto dell'anno, con la disoccupazione che ha toccato il 26%. Anche la situazione dei titoli di stato di Grecia e Spagna è peggiorata. Rajoy in Spagna sta avendo qualche grana giudiziaria, è vero; ma ad Atene e Lisbona Berlusconi non c'è, eppure lo spread si è alzato lo stesso.
Viene da pensare qualcosa di scandaloso in tempi oscuri come questo: si può non amare Berlusconi, ma il nostro paese deve avere la libertà di scegliere il leader che vuole - senza la "censura dello spread". Se poi questa censura nemmeno esiste, non si capisce la necessità dell'autoflagellazione finanziaria.