Draghi: la crescita stenta, servono riforme
La crescita italiana stenta da 15 anni: servono riforme coraggiose capaci di spronare le aspettative di imprese e famiglie e un mercato del lavoro dei giovani al momento ingessato tra un minimo di mobilità da un lato e un massimo di precarietà dall'altro. La ricetta per la ripresa, tema ricorrente nelle sue relazioni, è stata dettata da Mario Draghi nel tradizionale appuntamento del Forex.
Bisogna proseguire, avverte il Governatore di Bankitalia, sulla strada del risanamento dei conti pubblici e del contenimento della spesa corrente anche oltre il 2012, perché, lo ripete ancora una volta, non si può agire su altri fronti per allentare la pressione fiscale, che resta di oltre tre punti superiore alla media Ue.
Un carico di tasse che deve essere ridotto con l'eventuale arrivo di risorse dalla lotta all'evasione, da cui trarre alimento anche in vista dell'applicazione del federalismo fiscale per compensare a livello centrale eventuali aumenti del prelievo decentrato. L'attenzione sui conti è importante, sembra suggerire Via Nazionale, anche perché «un contributo importante alla prevenzione di nuove crisi di debitori sovrani dovrà venire dalla riforma della governance europea, volta a potenziare la sorveglianza multilaterale sulle politiche economiche nazionali».
Il governatore avverte poi che il rischio che arriva dalla crisi in Nord Africa è reale perchè «nella nostra economia un aumento del 20% del prezzo del petrolio determina ceteris paribus (ovvero non tenendo conto di tutti gli altri elementi negativi) una minor crescita del Pil di mezzo punto percentuale nell'arco di tre anni».
Per uno sviluppo a tassi intorno all'1% ormai da anni è un pericolo ulteriore.
Draghi mostra di avere fiducia nella possibilità di realizzare quest'opera riformatrice da inserire nel quadro europeo. Nei 150 anni di storia nazionale, dice il numero uno di Palazzo Koch, più di un terzo è caratterizzato dalla scelta, col tempo sempre più partecipata, di essere parte dell'Europa. «Vi abbiamo contribuito non poco – osserva – e non poco abbiamo ricevuto. Più che in passato le scelte strategiche che sono oggi dinanzi a noi italiani e a noi europei coincidono».
E allora eccoli gli ingredienti scelti dal banchiere centrale italiano per far lievitare la ripresa: un assetto normativo ispirato pragmaticamente all'efficienza del sistema, riduzione dell'onerosità degli adempimenti burocratici, istruzione, sostegno alla crescita dimensionale delle imprese. In quest'ultimo caso, suggerisce Draghi, un sistema fiscale con meno evasione e aliquote più basse favorirebbe la decisione di aumentare le dimensioni delle aziende.
L'Italia dispone di grandi risorse, ha molte aziende, gente laboriosa, conclude Draghi, quindi può farcela ad evitare il «perdurante ristagno dei redditi reali delle famiglie» e salari d'ingresso dei giovani sul mercato del lavoro, in termini reali, fermi da oltre 10 anni su livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta.
Il rincaro delle materie prime, a cominciare dal petrolio sull'onda degli ultimi avvenimenti, rischia di avere ripercussioni pesanti sul livello dell'inflazione che potrebbe salire «al di sopra della definizione di stabilità dei prezzi fissata dal consiglio direttivo della Bce».
L'allarme è del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che però non è il solo a esprimere preoccupazione sul caso-prezzi. Anche Confcommercio infatti esprime i propri timori per una «prossima e repentina ripresa della crescita dei prezzi al consumo». Analisi che però non convince Coldiretti che sottolinea come, ad esempio, il grano viene quotato a prezzi che sono oggi inferiori del 38% rispetto a quelli raggiunti tre anni fa, nonostante gli aumenti dell'ultimo periodo. Ne nasce un botta e risposta tra le due organizzazioni. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Autore: Arturo Portentino