" Diritti Unicredit, ultimo atto" di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1E siamo arrivati all’ultimo atto, per i Diritti riguardanti l’operazione di aumento di capitale Unicredit, oggi è l’ultimo giorno di contrattazione, da domani perderanno la loro funzione e, di conseguenza, il loro valore.

Ovviamente non possiamo non partire da un excursus della loro breve “vita” da quell’inizio choc il 9 gennaio, ricordate? Capisco, è una domanda retorica, chi possedeva i Diritti quel giorno, come poteva dimenticarlo?

Uno stillicidio durato 8 ore e trenta minuti, l’intera seduta di Borsa, si sarebbe potuta definire “una giornata vissuta pericolosamente” nella quale sono comparsi tutti i fantasmi del mondo, ore ed ore di apnea per gli azionisti, senza una boccata d’ossigeno, fino all’esito finale -65,42%.

E poi, da quel momento, una cavalcata trionfale che andrà a concludersi questa sera, al momento il loro valore è raddoppiato rispetto al dato di partenza ed aumentato del 480% rispetto al prezzo di chiusura fissato dopo il primo giorno di contrattazione.

Oggi l’ultimo scontro fra coloro che vorranno entrare, o incrementare ulteriormente la propria quota sul titolo di Piazza Cordusio, e quelli che invece dovranno o vorranno alleggerire le proprie posizioni temendo che rialzi così repentini possano indurre qualcuno a prendere beneficio, insomma la volatilità non mancherà.

A tal proposito, però, occorre fare qualche considerazione un po’ più approfondita, i rialzi di questi giorni sono stati evidenziati dalla stampa ed in particolare sul web da titoloni roboanti (ed io non mi sottraggo alla critica), ma basta dare un’occhiata ad un grafico del titolo ad un anno per capire che nelle ultime due settimane abbiamo assistito, almeno per il momento, soltanto ad un rimbalzino dal baratro nel quale eravamo sprofondati.

Ecco infatti il grafico già corretto e ricalcolato in base al coefficiente K comunicato da Borsa italiana al momento dell’inizio dell’operazione di adc.

http://www.finanzainchiaro.it/public/unicredit%205.jpg

Ecco questa è la fotografia di Unicredit nell’ultimo anno, di strada il titolo ne può fare ancora molta, dovesse tornare infatti sui valore che faceva segnare soltanto un anno fa di questi tempi, significherebbe che il prezzo delle azione verrebbe quasi quadruplicato rispetto a quanto quota oggi.

E se dovessimo tornare a vedere i massimi relativi, cioè le quotazioni dell’ottobre 2009 successive al rimbalzo avvenuto dopo la terribile crisi finanziaria ed il crollo di Lehman Brothers, significherebbe vedere quintuplicato il valore attuale del titolo.

A proposito sono passati quasi 3 anni dal quel famoso (tristemente famoso) 9 marzo 2009 quando diversi indici di borsa nel mondo (ed in particolare il nostro Ftse Mib) fecero segnare il loro minimo assoluto, ebbene, una considerazione, che forse a molti è sfuggita (anche fra gli addetti ai lavori) è che a tutt’oggi, dopo i roboanti rialzi dei giorni scorsi, la quotazione di Unicredit è inferiore del 23% rispetto a quella del 9 marzo 2009 che molti analisti ritennero potesse trattarsi di un “minimo assoluto che non avremmo più rivisto”.

Forse questa considerazione rende l’idea molto più di tanti bei discorsi di carattere economico/finanziario che sentiamo e leggiamo anche su testate considerate prestigiose.

Con ciò non intendo assolutamente dire che oggi convenga acquistare il titolo Unicredit, se posso permettermi di dare un consiglio a coloro che hanno meno esperienza dei mercati borsistici, è che nei momenti di crisi ciò che è deprezzato continua a svalutarsi, nei momenti di crisi, non andate a cercare titoli “cheap” come dicono gli anglosassoni, cioè a buon mercato, ma ricercate la solidità.

Ma quando (e non chiedetemi quando, può essere oggi come fra dieci anni) il mercato riprenderà, allora sì che occorrerà entrare “a piedi giunti” per usare un termine calcistico, quindi con tutta la foga che abbiamo in corpo (e nel portafoglio) sui titoli che il mercato ha deprezzato al punto di valutarli meno di un quinto del loro patrimonio netto.

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