" DAVOS " DI LORETTA NAPOLEONI

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Proprio a Davos il ministro delle Finanze greco aveva chiesto aiuto ai colleghi europei; durante un incontro a porte chiuse gli fu detto di aspettare una decisione che non arrivò. L'Europa Unita non si è mossa infatti fino a quando la Grecia non si è trovata ad un passo dalla bancarotta. Il 2010 sicuramente ci ha mostrato le conseguenze negative dell'inesistenza di regole di comportamento economico universali. Ed il dibattito che si è scatenato è stato ricco e feroce. Ormai tutto quello che c'era da dire su questo argomento è stato detto, a Davos tutt'al più se ne potrà fare un riassunto. Abbiamo bisogno di politiche nuove non di ulteriori dibattiti.
Il problema di Davos, dunque, quest'anno sta proprio nel titolo: esistono norme condivise da tutti? Esiste un consenso sulla visione della nuova realtà? O meglio, c'è chi è pronto ad accettare l'inevitabile spostamento ad oriente di industrie chiave, come quella green, di tecnologie e risorse finanziarie? In altre parole chi è pronto ad accettare che l'Europa e gli Stati Uniti contano oggi meno di un anno fa?  E che le regole nuove le detta il continente asiatico?     Certamente non i partecipanti a Davos.
In realtà la risposta a queste domande è semplice: i capitani d'industria e i grandi banchieri sono ben coscienti della nuova realtà, ecco perché alcuni quest'anno a Davos non ci saranno. Bill Gross di Pimco nel suo prospetto per il 2011 suggerisce di tenersi lontano dal dollaro americano e di investire in azioni nei mercati emergenti. Così come lui, molti altri ritengono che il centro dell'economia mondiale ormai sia l'Asia, dove infatti molte società stanno spostando le loro sedi, e non si tratta solo delle grandi banche ma anche di compagnie di Research and Development. Per chi ancora non lo sa l'Asia sta sorpassando i mercati occidentali nei settori di alta tecnologia, proprio quelli che ci è sempre stato detto avrebbero salvato le economie occidentali.
L'ubicazione geografica è fondamentale, Davos nasce in Svizzera durante la guerra fredda, in territorio neutrale dunque, e si sviluppa come ponte tra l'Est e l'Ovest, svolge una funzione importante nell'abbattimento della cortina di ferro. Geopoliticamente questo villaggio alpino era al centro di un mondo in evoluzione ed in forte crescita. Ma non è più così.
Viene spontaneo chiedersi anche che fine farà l'Europa in questo nuovo scenario internazionale? Il continente che per tanti anni si è autocelebrato a Davos. Certamente quest'anno al World Economic Forum farà una magra figura. Incapace di riconoscere la necessità di cambiare e cambiare insieme, l'Unione Europea sarà frammentata, divisa tra coloro che vogliono più integrazione e coloro che, dopo i tracolli della Grecia e dell'Irlanda, voglio dimenticare, almeno per un po', che Bruxelles esista. Ma anche gli Stati Uniti non sono in gran forma, con un presidente ormai senza potere e che molto probabilmente non sarà rieletto.
Quest'anno a Davos poco o nulla succederà, come d'altronde avviene ormai da tempo. Nel 2010, Soros chiese la fine delle mega banche, un fenomeno che potrebbe appartenere alla fantascienza finanziaria. Oggi giorno infatti i supermercati della finanza continuano a fare affari d'oro per se stessi e per i loro investitori. Mentre a Davos si discuterà di nuove regole, Goldman Sachs venderà  a nuovi clienti una fetta di Facebook raggirando una regola della Security and Exchange Commission che glielo vieta e che adesso sta cercando di correre ai ripari, anche se tutti sanno che non riuscirà a bloccare l'affare Golmand-Facebook.
E le regole condivise di cui tanto si parla da almeno due anni? Beh, si continuerà a parlarne ancora a lungo, si dirà che la strada migliore è l'austerity prolungata che, nonostante lasci milioni di persone senza lavoro, fa tanto piacere ai mercati. Ovviamente chi non segue la regola dell'austerità sono i mercati emergenti i cui governi invece investono nell'economia per finanziare industrie nascenti e nuove tecnologie, per sottrarci quel primato che per secoli è stato nostro.
A Davos naturalmente nessuno avrà il coraggio di raccontare questa storia. Al contrario si dirà che la crisi secondo molti è alle spalle e quindi si tornerà agli anni d'oro, quelli prima del 2007. E a conferma si mostrerà come negli Stati Uniti le spese natalizie nel 2010 hanno toccato un record mai raggiunto, $584 miliardi (10 miliardi in più degli anni prima della recessione), segno che l'economia sta ricrescendo. Ovviamente nessuno menzionerà la ripresa dell'indebitamento delle famiglie, tutti quei soldi spesi per far festa a Babbo Natale provengono dalle carte di credito; né si parlerà di disoccupazione; men che meno di quella giovanile che è paurosamente alta in Europa ed anche negli Stati Uniti; non si parlerà di Africa  che cinesi, indiani e brasiliani si tengono per sé. Insomma, Davos sarà la solita passerella di celebrities le cui parole si trasformeranno negli usuali titoli rincuoranti sullo sfondo delle meravigliose valli della Svizzera. E questa indigestione di rassicurazioni ci farà dimenticare la necessità di cambiamento, di riforma del sistema produttivo e della ricerca in Europa e negli Stati Uniti di un modello nuovo per l'economia post-industriale. ( Fonte: www.caffe.ch)

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