Danimarca, imprese in difficoltà per il credit crunch
In Danimarca il credit crunch sta peggiorando: è quanto riporta l'agenzia Bloomberg, citando le dichiarazioni di Karsten Dybvad, Ceo della Confederazione degli industriali locale. I due terzi dei membri dell’organismo sottoposti ad un sondaggio nel mese di dicembre ha dichiarato infatti di avere un accesso limitato al finanziamento. Mentre uno su cinque riteneva che questo costituisse il maggiore ostacolo alla crescita. Secondo i dati della Confederazione, il credito alle imprese sarebbe crollato del 25% a partire dal 2008. E, stando alle parole di Karsten Dybvad, la situazione è ulteriormente peggiorata negli ultimi mesi. Il settore bancario del Paese nordico, d'altronde, è alle prese con una lunga crisi. A partire dal 2008 sono già falliti undici istituti. Compresi casi clamorosi come quelli di Amagerbanken e Fjordbank Mors. E per quest'anno non è affatto da escludere un'altra serie di tracolli, stando a quanto ha dichiarato la scorsa settimana il direttore generale della Financial Supervisory Authority, Ulrik Noedgaard.
I regolatori del sistema finanziario, a questo punto, insistono perché venga effettuato un monitoraggio molto più accurato sui “bad loans”. Per molto tempo, infatti, le banche avrebbero avuto l'abitudine di sottostimare il peso dei prestiti “tossici” sul totale dei propri asset. Nella giornata di ieri i regolatori hanno anche premuto affinché si rivedano i criteri per prendere in considerazione nei bilanci il continuo calo dei prezzi immobiliari, scatenato dallo scoppio della bolla immobiliare nel 2007.
Alle prese con l'esigenza di rafforzare i propri bilanci, dunque, le banche avrebbero deciso di chiudere i rubinetti del credito, in quella che Dybvad ha definito come una «reazione eccessiva». Ma il numero uno della Confederazione, oltre che agli istituti di credito, ha fatto appello ai regolatori: che dovrebbero concedere un più ampio margine di manovra su come allinearsi ai requisiti di capitale. Altrimenti – afferma – le banche continueranno a limitare i prestiti. Quello che si rischia è un circolo vizioso: se non riusciranno a finanziare le proprie operazioni, le imprese avranno difficoltà anche a restituire i debiti già esistenti. I segnali preoccupanti già ci sono: se alla fine dello scorso anno si registravano 449 casi di bancarotta, nel mese di gennaio erano già a 511. Si tratta del dato mensile più alto dal novembre del 2010. ( Fonte: www.valori.it)