Crisi ma non per tutti: i distretti e le aziende che non conoscono recessione

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://l.yimg.com/bt/api/res/1.2/snpJvSEf3ZDLCKedaqHfFA--/YXBwaWQ9eW5ld3M7Zmk9aW5zZXQ7aD0zNDI7cT04NTt3PTUwMA--/http://media.zenfs.com/it_IT/News/LaPresse/20130208_ECO_LG01_0030.JPGC’è chi cambia pelle per sopravvivere e dischiude scenari inattesi. C’è chi decide di rilanciare, nonostante la recessione e viene premiato. L’Italia non è soltanto quella dei 42 fallimenti al giorno, è anche quella dei distretti e delle aziende che fanno segnare percentuali di crescita, talvolta persino in doppia cifra.

Prendiamo i dati dell’ultimo trimestre (ottobre-dicembre) dell’annus horribilis 2012 e andiamo a vedere i risultati ottenuti dai distretti in crescita: l’oreficeria, per esempio, che ha fatto segnare un + 27,8% a Valenza, un + 21,3% a Vicenza e un + 22,9% ad Arezzo. I dati più strabilianti sono quelli dell’aeronautica che ha fatto registrare un + 44,9% a Varese e un + 28,3% a Napoli. Bene il settore farmaceutico laziale che registra un giro d’affari in aumento del 39% e stacca i distretti toscano (+ 26,2%) e milanese (+ 4,3%). Anche il settore tessile mostra evidenti segni di ripresa dopo lo shock dovuto all’invasione proveniente dal Far East: la seta comasca registra un confortante + 8,7%, l’abbigliamenti di Schio un + 10,8%, la maglieria di Carpi + 14,9%, la lana di Prato un +1,9%. In Lombardia, le prime stime sul 2013 parlano di un 25% delle imprese che ha aumentato il volume d’affari.

Dopo lo shock iniziale, il made in Italy ha capito come riconvertire il proprio patrimonio di esperienza e immagine e ha iniziato a guardare al mercato esterno, all’export. Il trend dell’industria alimentare è emblematico: se gli italiani tagliano sulla quantità e la qualità della propria spesa, l’export aumenta. E così, in mezzo alla recessione, ci sono isole felici come l’industria dolciaria dell’albese e del cuneese che fa segnare un + 17,5% o quella dei salumi modenesi cresciuta del 10,3%.

Passando dal macro al micro, i freddi numeri diventano storie, in taluni casi persino modelli. Si prenda la Incas di Vigliano Biellese che nel giro di una dozzina d’anni si è trasformata da industria tessile a leader nella gestione automatizzata dei magazzini: nel 2000 il tessile rappresentava il 70% del mercato, ora è l’1%. La Incas ha cambiato pelle ma i risultati le danno ragione: nel 2012 l’esercizio è cresciuto del 10% rispetto all’anno precedente. E, molto spesso, i suoi clienti hanno ben poco a che fare con il tessile: dai colossi dell’editoria come Feltrinelli e Messaggerie a multinazionali della chimica-farmaceutica come Novartis e Roche, dal settore alimentare con Nestlé, Carapelli e Balocco a quello ospedaliero.

Chi si infila nelle nicchie giuste, chi intuisce i settori che dalla crisi possono avere un impulso, invece di una frenata, è come se trovasse la pietra filosofale. La bergamasca Clay Paky, per esempio, possiede 60 brevetti attivi nel campo delle illuminazioni professionali: le sue luci si sono accese su Olimpiadi, Superbowl e megaconcerti e l’export rappresenta il 95% dei ricavi che lo scorso anno sono arrivati a 70 milioni di euro, ovverosia il 25% in più dell’anno precedente. La Atv specializzata in valvole sottomarine per impianti offshore fa registrare da alcuni record di vendita: fra il gennaio e il marzo di quest’anno i ricavi hanno fatto un balzo del 30%. Il gioco funziona fino a quando si può esportare e l’Atv di Colico (Lc) ha ideato un sistema che risolve i problemi di sicurezza nelle trivellazioni offshore: se BP avesse avuto le valvole del lecchese probabilmente ora non dovrebbe pagare risarcimenti miliardari per il disastro nel Golfo del Messico.

Taiana, industria tessile del comasco, ha resistito alla crisi che ha investito molti competitor della zona grazie a una nuova linea tecnica di costumi da nuoto che alle Olimpiadi di Londra hanno “vinto” 46 medaglie.

Anche la Same Deutz-Fahr di Treviglio dopo anni purgatoriali, nel 2012 è tornata ai livelli pre-crisi. Come? Investimenti su innovazione e ricerca. La ricetta è una soltanto, il resto lo fanno il fiuto, il coraggio e l’intelligenza di declinarla nell'ambito del proprio business.
Autore: Davide Mazzocco
Fonte: www.yahoo.it

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