Crisi islandese, l'ex premier si difende: «Sono un perseguitato politico»
Il crack islandese del 2008, gradualmente avviatosi verso la via d'uscita, potrebbe ancora mietere “vittime” eccellenti. Innanzitutto l'ex primo ministro Geir Haarde che si è presentato ieri davanti all'Alta Corte di Giustizia per rispondere dell'accusa di non essere stato in grado di prevenire, e in seguito gestire, la crisi. E che ora si difende con vigore dalle accuse, dichiarandosi un «perseguitato politico».
Si tratta del primo caso in assoluto in cui un leader politico viene formalmente imputato per le sue presunte responsabilità nella crisi finanziaria. Nel settembre 2010 il Parlamento, con un verdetto di 33-30, aveva dato il via libera affinché venisse sottoposto al giudizio del Landsdomur, l'Alta Corte di Giustizia istituita appositamente per i casi che riguardano i membri del governo. Un altro unicum: è la prima volta che tale Corte viene effettivamente convocata a partire dalla sua fondazione nel 1905. Al contempo l'assemblea ha “scagionato” gli ex ministri delle Finanze, del Commercio e degli Esteri, che inizialmente erano stati coinvolti allo stesso modo.
Geir Haarde, attuale presidente del Partito indipendentista, è stato ministro delle Finanze e degli Esteri e primo ministro dal 2006 al 2009, quando si è dimesso per motivi di salute. Anche grazie a lui l'Islanda si è trasformata in un centro finanziario di importanza internazionale. Ma, secondo alcune verifiche condotte a seguito della crisi, ha permesso ai tre principali istituti di credito (Glitnir, Kaupthing e Landsbanki) di correre rischi eccessivi. E non ha convocato abbastanza presto in via straordinaria il Consiglio dei Ministri, come sarebbe stato necessario per gestire l'emergenza.
Nel 2008 Haarde aveva rilasciato alcune dichiarazioni che avevano il sapore di un'ammissione: «Probabilmente non è stato un comportamento responsabile permettere alle banche di espandersi così tanto. Forse avremmo dovuto fare qualcosa prima». Ma ieri si è presentato davanti alla Corte e ha respinto con vigore tutte le accuse, dichiarando di voler fare tutto il possibile per dimostrare la propria innocenza. Tutte le sue decisioni prese prima della crisi, afferma, «si sono rivelate corrette». E l'intero processo a detta sua va archiviato perché si tratterebbe di una «farsa» dettata dalla volontà di «persecuzione politica».
( Fonte: www.valori.it)