Concordia affare di Stato. Gli italiani pagheranno per rimuovere la nave della Costa
Non serviva uno scienziato per immaginare che sarebbe finita così: gli italiani pagheranno per rimuovere la Costa Concordia.
Mentre la Costa Crociere faceva salpare dal porto di Savona, poche ore prima dell'anniversario del naufragio una nave per il giro intorno al Mondo, a Roma il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini faceva "salpare" 5 milioni di euro degli italiani.
La cifra stanziata dal governo verrà spesa per tamponare le spese dirette per lo smaltimento di quel relitto che, un anno fa, ha distrutto a livello mondiale l'immagine alla Marineria italiana e un intero ecosistema tra i più belli del Mediterraneo.
La notizia non è mai stata data ufficialmente ma è trapelata in una intervista rilasciata dallo stesso ministro Clini ad una emittente radiofonica privata. In sostanza le tasse pagate dagli italiani, compresa la tanto odiata Imu, finiranno per "sollevare" la Costa Concordia e ovviamente a dare un "aiutino" anche se in modo indiretto alla società di gestione: Costa Crociere. Proprio a colei che dopo tale disastro, dovrebbe indennizzare gli italiani per i danni subiti.
‘'Il costo è a carico dell'impresa. C'è anche un contributo pubblico da quantificare: al momento abbiamo messo a disposizione 5 milioni di euro come ministero dell'Ambiente". E' un contributo pubblico iniziale? E quanto ancora dovranno pagare gli italiani? Quanto costerà alla fine sia in termini economici il relitto della Concordia allo Stato italiano?
Tra i 5 milioni di euro stanziati per la rimozione del relitto ci sono anche i soldi delle tasse versate dagli stessi gigliesi che in questo modo si trovano ad essere vittime due volte.
"Sappiamo però che questi costi sono le spese dirette - continua il ministro Clini- c'è poi tutto il costo dell'apparato, della infrastruttura, che è un costo di personale e di interventi, che non è quantificabile''.
Ma il contributo fa indispettire ancor di più se si considera la risposta, data proprio poche ore prima e durante le manifestazioni di commemorazione, dal Capo della Protezione civile, Franco Gabrielli al responsabile Codacons che accusava lo Stato di usare i soldi pubblici.
‘'Invito il presidente del Codacons a risparmiarsi denunce poiché non è stato speso un soldo pubblico e, piuttosto, faccia delle proposte che io sto ancora aspettando''. Proprio queste le parole di Franco Gabrielli.
In sostanza gli italiani non solo devono pagare per l'errore di un privato, tale infatti è l'armatore, ma non devono neanche sollevare polemiche. Anzi, devono fare solo proposte.
La Protezione civile però ci tiene a precisare che "questi 5 milioni di euro sono in prestito e che Costa Crociere li rimborserà tutti fino all'ultimo centesimo di euro". Ma a differenza del prestito di 3 miliardi di euro al Monte dei Paschi che ha fatto indignare gli italiani e per il quale è stato comunque fissato un tasso di interesse sulla restituzione pari al 9%, di questi 5 milioni di euro non è stata data nessuna comunicazione.
"Al momento dei cinque milioni di euro - precisa la portavoce della Protezione Civile italiana - ne sono stati spesi solamente un milione e mezzo".
Ma a riflettori spenti, il caso Costa Concordia si tinge ancor più di giallo: il porto dove dovrà essere smantellato il relitto.
"E' importante anche identificare rapidamente il porto più vicino che in base alle carte nautiche è Piombino, perché quello che dobbiamo evitare è che una volta finiti i lavori al Giglio non si sappia poi dov'è che questa nave debba andare. Questo film bisogna evitarlo, perciò sto sollecitando la decisione del porto". Sono le parole utilizzate sempre dal ministro Corrado Clini pochi giorni dopo l'anniversario del naufragio e sempre ai microfoni dell'emittente radiofonica.
Ciò risulta strano perché l'accordo con la Regione Toscana e il suo presidente, Enrico Rossi, sembrava fosse già stato trovato a fine dicembre 2012 ed era stato indicato proprio il porto di Piombino. Con questa frase, invece, sembra che tale accordo venga nuovamente messo in discussione. E non solo l'accordo Ministero-Regione Toscana. Dall'intervista rilasciata dal ministro trapelano infatti altri aspetti sui quali occorre fare delle serie riflessioni.
"Esistono le possibilità perché nei prossimi mesi il porto di Piombino sia attrezzato adeguatamente se si riuscirà a ridurre il pescaggio della nave, ovvero a ridurne il peso - aggiunge il ministro Clini - se il pescaggio dovesse rimanere quello che è attualmente, a causa del peso sarebbe difficile trovare un porto in Italia che sia pronto ad ospitare la nave''.
Davanti a tale sorprendente dichiarazione sono numerosi gli interrogativi. Esempio: se così è la situazione di che cosa si è parlato per un intero anno? Dimensioni del pescaggio (e anche del peso) della nave non dovevano essere dati noti fin dall'inizio? Perché si è parlato, fin dai giorni successivi al naufragio del porto di Genova, Palermo e Civitavecchia? Se questo era il problema ovvero il pescaggio, perché non si è pensato immediatamente a sezionare la nave come nel caso del relitto della Venus che si incagliò sugli scogli di Castiglioncello, in provincia di Livorno?
Oggi la nave starebbe già stata completamente rimossa, i gigliesi non avrebbero dovuto sopportare così tanto e i costi non sarebbero stati poi così elevati. Invece, a distanza di oltre un anno, il progetto di rimozione continua a cambiare, i tempi a slittare e i costi a lievitare.
Autore: Nadia Francalacci
Fonte: www.americaoggi.info