Con un sì da Roma la banca ci guadagna - di Giorgio Carrion
"La banca svizzera è abituata a un regime liberale, ma l'Italia ha una politica protezionista", premette Renè Chopard, direttore del Centro studi bancari (Csb) di Vezia che sta analizzando le possibilità per la piazza ticinese di trovare nuovo business nelle attività cross-border. Detto altrimenti, con le attività bancarie svolte direttamente nei Paesi di residenza dei clienti. L'accesso a questi mercati, però, è libero per chi fa parte dell'Ue, limitato invece agli extraeuropei, dunque anche alla Svizzera. Ma sono in arrivo novità. L'intreccio fiscale e normativo previsto con gli accordi bilaterali sulla tassazione dei patrimoni fuori confine, in discussione tra Berna e Roma, potrebbe aprire davvero le frontiere al sistema bancario ticinese.
Secondo gli osservatori finanziari, ci sono ottime ragioni perché ciò avvenga. Difatti, nel rapporto di Credit Suisse sulla ricchezza mondiale si segnala che l'Italia è al 13° posto nella classifica della ricchezza media per adulto, sotto Francia e Regno Unito, ma sopra la Germania. Alla fine del 2012 il mercato italiano dei prodotti di risparmio gestito ha sfiorato i 1.200 miliardi di euro, pari a un terzo delle attività finanziarie delle famiglie e al 75% del Pil. C'è di che riflettere seriamente.
Oggi, diverse banche ticinesi sono autorizzate a proporre in Italia servizi bancari disponendo della cosiddetta "Libera prestazione di servizi parziale". Un solo istituto presente in Ticino - Credit Suisse - gode della Libera prestazione di servizi completa che permette attività finanziarie sul suolo italiano. "Il problema è che le prime dispongono di un permesso per delle attività che non rappresentano il loro core business", precisa Chopard: "La seconda, pur potendo essere operativa nella gestione patrimoniale, è sottoposta invece a una serie di restrizioni che rende l'attività estremamente complicata".
La Weissgeldstrategie, la strategia del denaro pulito, potrebbe essere, insomma, il trampolino di lancio di una nuova stagione di business per le banche con sedi nel cantone. "Gli assi strategici di questa politica - spiega l'avvocato ginevrino Alessandro Bizzozero, docente al Csb - sono il rafforzamento della competitività internazionale del settore finanziario, la capacità di resistere alle crisi, il miglioramento dell'integrità della piazza finanziaria, ma anche la garanzia dell'accesso al mercato cross-border".
Se l'Italia adotterà la formula del "voluntary disclosure", ovvero la possibilità di far rientrare capitali esteri illeciti frutto di evasione, con uno sconto sulle imposte evase ma con la depenalizzazione del reato, anche la prestazione di servizi bancari oltre confine (Lps) potrebbe finalmente essere semplificata e adottata dalla maggioranza degli istituti rossocrociati.
"Le nostre banche avranno la possibilità di gestire patrimoni di clienti italiani senza limitazioni di attività. Potranno acquisire nuova clientela offrendo i propri servizi finanziari senza impedimenti nell'informazione", aggiunge Chopard.
La Svizzera aiutando l'Italia a tassare i capitali dei suoi cittadini abbandona volontariamente un mercato internazionale, quello offshore, un sacrificio che sarà però ripagato nel tempo. Perché il cliente italiano sul suo territorio chiederà nuovi servizi, non solo legati al patrimonio personale, ma anche alle proprie attività imprenditoriali.
"In questo nuovo spazio - conclude Chopard - la piazza finanziaria ticinese tenderà a integrarsi nell'economia reale del Nord Italia e anche l'erario del Cantone ne trarrà evidentemente beneficio".
Fonte: www.caffe.ch
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