" COMPETITIVITÀ TEDESCA, UN GIOCO DA BAMBINI PRODIGIO" DI GIANMARCO I.P. OTTAVIANO

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

L’ultimo comunicato Istat sul commercio con l’estero del 15 dicembre scorso conferma la ripresa delle esportazioni e delle importazioni italiane in sincronia con tendenze globali: ripresa dell’interscambio per tutti, ma soprattutto per i grandi paesi emergenti. È solo l’ennesimo tassello del nuovo mosaico dell’economia mondiale post-crisi, caratterizzato da uno spostamento prospettico dei centri del potere economico verso le grandi economie emergenti e una disperata ricerca di produttività e competitività nelle grandi economie occidentali.   

COME SI RICONQUISTA LA COMPETITIVITÀ

"L'Italia deve diventare produttiva e competitiva come la Germania", diceva il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi lo scorso ottobre. "Dire che dobbiamo fare come la Germania è superficiale, è roba da bambini" rispondeva a stretto giro di posta il ministro Tremonti. Sicuramente fare come la Germania non è un gioco da bambini, o meglio non è un gioco per tutti i bambini.
La ragione non risiede più soltanto nel proverbiale amore teutonico per la programmazione di lungo periodo (e per il suo rispetto) né per l’altrettanto proverbiale allergia italica a entrambi. Particolarmente istruttivo, in termini comparativi, è il recente documento programmatico su “Europe and External Economic Policy” pubblicato dal ministero federale dell’Economia e della Tecnologia nel marzo 2010.
Il documento si apre con una lucida analisi della situazione in quel momento. A causa della crescente competizione internazionale, dei rapidi progressi tecnologici e dell’incertezza del quadro economico globale, si riconosceva con preoccupazione che, nonostante i successi degli ultimi anni, il mantenimento della competitività dell’industria tedesca fronteggia sfide continue. Nel 2009, infatti, la domanda era crollata in quasi tutti i mercati chiave, ma la Germania, con il suo forte orientamento all’esportazione, ne aveva sofferto in modo particolarmente acuto. Mentre il commercio mondiale era caduto del 12,5 per cento, il calo più marcato dalla seconda guerra mondiale, le esportazioni tedesche si erano contratte in modo ancor più pronunciato: del 17,9 per cento.
Preoccupazione e riconoscimento delle difficoltà correnti rappresentava però un motivo in più per agire rapidamente senza aspettare congiunture più favorevoli. Come la crisi globale aveva colpito maggiormente le imprese tedesche, così la ripresa incipiente, per quanto stentata, avrebbe offerto all’economia tedesca la possibilità di emergere in una posizione ancora più forte di prima. L’azione di politica economica doveva, tuttavia, essere ispirata a una visione chiara e realistica del futuro. In questo modo, si sarebbe resa capace di creare le condizioni istituzionali e strutturali per l’ulteriore sviluppo in Germania delle attività economiche del futuro: dall’industria sanitaria a quella della sicurezza, dall’industria aerospaziale a quelle della difesa e dell’energia, dall’industria farmaceutica a quelle della biotecnologia e della salvaguardia ambientale. Un obiettivo così ambizioso si sarebbe potuto raggiungere soltanto attraendo i migliori cervelli del mondo, offrendo un riconoscimento aperto e non burocratico ai diplomi, alle specializzazioni e alle qualifiche ottenute all’estero. Questo però non sarebbe bastato senza trasformare la Germania in una location di prim'ordine per fare affari e sviluppare l’imprenditorialità, magari attraverso la promozione di iniziative comuni tra imprese tedesche e imprese estere sia sul fronte della produzione che dell’investimento.

LA CREATIVITÀ AL POTERE

Mentre alcune idee non sono proprio originalissime, il documento contiene anche due chicche per chi pensa che i tedeschi sono solo noiosi tecnocrati incapaci di addentrarsi con successo in territori creativi tradizionalmente più consoni all’Italia. La prima: il ministero federale dell’Economia e della Tecnologia si impegna a promuovere la mobilitazione dell’industria tedesca in vista dei principali eventi sportivi. Per esempio, la tecnologia della sicurezza sarebbe stato uno dei principali argomenti nell’agenda del ministro durante la sua visita dello scorso aprile in Brasile, paese in cui si svolgeranno i campionati mondiali di calcio nel 2014. La seconda: il ministero federale dell’Economia e della Tecnologia si impegna a favorire le esportazioni di prodotti e servizi culturali e creativi, promuovendo la visibilità e la conoscenza nel mondo di ciò che le industrie culturali e creative tedesche hanno da offrire. A questo scopo, gli strumenti già esistenti per il sostegno del commercio e degli investimenti internazionali in altri settori saranno utilizzati specificamente a vantaggio di tali industrie, in cooperazione con il Centro di eccellenza per le industrie culturali e creative del governo federale.
Dal documento sono passati ormai otto mesi. La Germania è continua a essere il Wunderkind della vecchia Europa e fare come la Germania è sempre più un gioco da bambini prodigio. ( Fonte: www.lavoce.info)

gommadiretto.it

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