Cina, banche in pericolo per i prestiti agli enti locali

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Chi pagherà per i debiti tossici della Cina? A domandarselo è il Wall Street Journal, che in un articolo pubblicato ieri sottolinea come la risposta che è stata data dalle autorità di Pechino alla crisi finanziaria sia stata, fino ad ora, molto rischiosa. Apparentemente, infatti, la seconda economia del mondo ha superato la fase di “downturn” della finanza globale in modo decisamente economico: il deficit totalizzato dalle casse pubbliche è stato pari al 3,1% del prodotto interno lordo nel 2009, ed al 2,6% nel 2010. Percentuali irrisorie se paragonate a quelle che ha dovuto sborsare il Tesoro degli Stati Uniti: il 12,7% due anni fa ed il 10,6% nel 2010.

 

Ciò è accaduto principalmente per una ragione: sono state le banche ad accollarsi gran parte del peso della crisi, in Cina, piuttosto che il governo centrale. Se ciò ha salvaguardato i conti pubblici, ha imposto agli istituti di credito un aumento esponenziale delle proprie esposizioni su prestiti che risultano sempre più ad alto rischio. E che presto potrebbero risultare “tossici”. Tra i soggetti insolventi figurano, in particolare, le amministrazioni locali dell’immenso Paese, molte delle quali potrebbero non essere in grado di far fronte ai propri debiti.

 

A preoccupare, inoltre, è il fatto che nessuno conosce con precisione l’ammontare di tale problema. Secondo le cifre riferite dalla Commissione regolatoria bancaria cinese (CBRC) l’ammontare complessivo dei prestiti concessi dalle banche è stato di 1.400 miliardi di dollari nel 2010. Certamente non tutte le linee di credito si riveleranno problematiche, ma secondo uno studio della stessa CBRC già oggi il 26% dei prestiti concessi alle amministrazioni locali deve essere considerato «pericoloso». Parliamo di 572 miliardi di dollari, il 9,7% del Pil cinese.

 

Pechino è convinta di riuscire a gestire l’impatto di tale eventualità. Ma è chiaro che gli enti locali potrebbero essere costretti a tagliare di netto la loro spesa pubblica. In alternativa il governo potrebbe chiedere alle banche (che in gran parte controlla) di far fronte al problema. Ma ciò equivarrebbe ad un calo netto dei prestiti, dal momento che la liquidità sarebbe di colpo decisamente inferiore. ( Fonte: www.valori.it)

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