" Caro Presidente Napolitano" di Giancarlo Marcotti
Caro Presidente Napolitano,
il suo intervento al Meeting annuale di Comunione e Liberazione, tenuto come sempre a Rimini, ha ottenuto unanimi consensi ed applausi bipartisan, ma, come avrà già compreso dall’incipit, noi non ci accodiamo alla folla di plaudenti.
O meglio, saremmo anche noi dalla sua parte se lei fosse stato oggi catapultato da Marte sulla nostra scena politica per cercare di trovare una via d’uscita alla difficile situazione economica nella quale versa il nostro amato Paese, ma lei non viene da Marte e sulla scena politica italiana c’è da più di sessant’anni, come fa quindi a cavarsi fuori?
Con quale credibilità a 86 anni suonati e seduto ancora sulla poltrona più comoda e meglio retribuita del nostro apparato statale, dice oggi ai giovani, demagogicamente: “Forza, c’è bisogno di nuovi giovani in politica”.
Come può, una frase del genere, essere pronunciata da una persona che siede in Parlamento dal 1953, quando probabilmente non erano neppure nati i genitori dei giovani che ieri la osannavano a Rimini?
Con quale credibilità va oggi a raccogliere facili applausi ad una assemblea, prendendo le distanze contemporaneamente e ponziopilatescamente da maggioranza e opposizione? Come si stava finora su Marte?
La informo che qui in Italia le cose non vanno male da “vent’anni”, ma almeno da quaranta, anzi, negli ultimi 20 anni le cose non sono granché peggiorate, il disastro era già stato fatto negli anni ’70 e ’80. Ne sa qualcosa? Si trovava sempre su Marte oppure negli anni ’70 era il responsabile della politica economica del Pci?
Non faceva forse parte di quella parte politica che più si è vantata di aver difeso i diritti dei lavoratori, riuscendo ad ottenere dopo dure lotte sindacali il sacrosanto diritto per i lavoratori pubblici di poter andare in pensione dopo 15 anni 6 mesi ed 1 giorno di “sudatissimo” lavoro?
Quante infermiere ed impiegate del pubblico impiego hanno così potuto usufruire di una meritata pensione al compimento della veneranda età di 31 anni? Poverine, avevano cominciato ad essere “sfruttate” a 16 anni, quindi era giusto che a 31 potessero usufruire di un vitalizio che permettesse loro di vivere dignitosamente gli anni della “vecchiaia”.
Che la nostra situazione economica sia “seria” lo sanno tutti gli italiani, tutti coloro che sono rimasti nel nostro amato Paese in questi anni e non si sono trasferiti su Marte, tornando soltanto adesso, quindi non c’è alcun bisogno di ricordarglielo.
Forse oggi la cosa della quale necessita maggiormente il nostro Paese è che gli vengano risparmiati discorsi demagogici e populisti. Voltiamo pagina, ma davvero. Io nell’Italia ci credo ancora!