BORSE: I MERCATI S'IMPENNANO. 03/ 09/ 2010
Avevamo titolato lo scorso Commento “Serve un'inversione di tendenza”, guardando quanto successo nella settimana appena trascorsa sui mercati internazionali, sembra che sia arrivata. Dopo una partenza d'ottava debole, tutto cambia proprio successivamente all'apertura, avvenuta in territorio decisamente negativo, della seconda seduta, siamo nell'ultimo giorno del famigerato mese di agosto.
Da lì parte un recupero che, ad esempio, fa guadagnare al nostro indice principale sei punti e mezzo percentuali in quattro giorni.
La tempistica e le modalità dei rialzi fa propendere per ritenere che, alla base della favorevole fase attuale, non ci siano soltanto motivazioni economiche, ma anche tecniche.
E' vero che alcuni dati macro migliori delle attese hanno aiutato i listini internazionali, ma la reazione del mercato, decisamente più contenuta rispetto al recente passato, alle notizie negative, che non sono comunque mancate, risulta chiaramente indicativa.
Ci riferiamo, ad esempio, all'annuncio che il settore privato Usa aveva perso 10.000 posti di lavoro, il mercato ha reagito in maniera assolutamente blanda, in pratica snobbando una notizia che soltanto una settimana prima avrebbe fatto crollare gli indici di tutto il mondo.
Occorre poi sottolineare, ad onor del vero, che qualche dato decisamente confortante è cominciato ad arrivare anche dalla famosa locomotiva (o ex locomotiva) del mondo, cioè dagli Stati Uniti.
La revisione al rialzo del Pil nel secondo trimestre, i dati tutto sommato meno preoccupanti sul lato occupazionale, sono solo due esempi che allontanano quasi del tutto lo spettro di una seconda recessione (il famoso double dip) per gli Usa che ora guardano con maggior fiducia all'ultimo quadrimestre dell'anno in corso.
Hanno beneficiato un po' meno di questa ondata di ottimismo le Piazze asiatiche, soltanto Seul ha fatto registrare un rialzo settimanale superiore al due percento, le altre sono rimaste sotto questa soglia.
Da sottolineare come, dopo questa settimana, il principale indice della Borsa giapponese, il Nikkei 225, sia sprofondato all'ultimo posto nella classifica delle performances del 2010, con un ribasso del 13,58%.
Le motivazioni sono note, una situazione politica sempre precaria, ma soprattutto un valore di cambio della propria moneta che penalizza enormemente le esportazioni della ex seconda economia del mondo.
Questo è il vero nodo da sciogliere, e noi riteniamo che ormai i tempi siano prossimi, forse si è atteso anche troppo, o forse l'intervento doveva essere “ad orologeria” visto che tra meno di dieci giorni i giapponesi andranno alle urne e decideranno chi tra l'attuale Premier Kan e lo sfidante Ozawa debba guidare il PdJ e, di conseguenza, il governo.
Se infatti un primo timido segnale nel cambio tra euro e yen c'è stato, con la risalita della moneta unica sopra quota 108, in allontanamento così dai minimi avvenuti il 24 agosto scorso in area 105, non si può dire lo stesso per il cross contro dollaro.
Siamo tutt'ora sui minimi assoluti in area 84 e ciò, a lungo andare diventa chiaramente insostenibile per l'economia nipponica, stretta da un lato da un paventato inasprimento fiscale necessario per il risanamento dei conti pubblici e dall'altro nell'impossibilità di incrementare le esportazioni a causa di un cambio capestro.
Se vogliamo il “miracolo” del Pil tedesco è anche dovuto a questo, alla Germania sono venuti a mancare i concorrenti storici del Sol Levante ed i Paesi periferici dell'area euro non hanno più a disposizione l'arma della “svalutazione competitiva”.
Stiamo a vedere, ribadiamo però che, a nostro avviso, la settimana che si va ad aprire sarà decisiva, in ogni senso.
Un altro aspetto estremamente positivo che ha caratterizzato la settimana appena trascorsa è stato il proseguimento a ritmo sostenuto delle attività di M&A, soprattutto, ma non esclusivamente, negli Stati Uniti.
Praticamente non passa giorno che non venga annunciata un'offerta, amichevole od ostile fa poca differenza, su società importanti e soprattutto con premi, rispetto alla capitalizzazione di borsa, estremamente rilevanti.
L'aspetto maggiormente incoraggiante e che ciò non avviene in uno specifico settore, ma il fenomeno interessa un po' tutto il campo economico, si è passati dall'agroindustriale, al biotecnologico, per arrivare ai computer e da ultimo alle catene di fast food, insomma liquidità in giro si trova.
Il fenomeno non ha ancora interessato la nostra Italia, ma voci di possibili delisting (vedi Fastweb) vanno proprio in questa direzione, si sta facendo strada la sensazione che ai prezzi attuali di borsa conviene comprare, almeno chi può permetterselo.
Arriviamo ora alle cose di casa, sul nostro indice principale i rialzi hanno riguardato tutti i settori, in particolare quelli che erano stati maggiormente penalizzati nelle settimane scorse.
Quando si parla di Piazza Affari non si può non citare il comparto bancario che è risultato tra i migliori, sono arrivate parecchie promozioni per come i nostri Istituti bancari abbiano affrontato il periodo più critico della crisi, ora però devono contribuire fattivamente anche alla fase di ripresa economica che auspicabilmente potrebbe aprirsi soprattutto a partire dal 2011.
FTSE MIB a 20.639,86 punti (+4,15%).
Trentanove i rialzi rispetto ad un unico ribasso, oltretutto frazionale.
IMPREGILO (+7,36%) gli affari libici (ma non solo) galvanizzano il titolo delle costruzioni tornato improvvisamente sui massimi degli ultimi tre mesi, ovviamente la società ha ancora ampi margini di crescita, essendo molto dipendente dal sentiment di mercato.
FIAT (+6,79%) nonostante dati sulle immatricolazioni disastrosi in Europa ed in Italia in particolare. A Fiat sono venuti a mancare propri i supporti della vendita di auto alimentate in maniera non convenzionale, ma il titolo ha comunque guadagnato per l'aspetto di internazionalizzazione che ormai circonda l'azienda del Lingotto. Sono diventate estremamente rilevanti le immatricolazioni in Brasile (un vero boom) dove Fiat ha una presenza storica e negli Stati Uniti per la recente acquisizione di Chrysler. Siamo entrati poi nel mese decisivo per l'operazione di spin-off che accrescerà ulteriormente il valore del titolo.
BANCO POPOLARE (+6,29%) spesso tra i più volatili, in quest'ottava mette a segno la miglior performance del settore, dopo aver comunicato risultati migliori delle attese ancora la scorsa settimana, ma successivamente alla chiusura dei mercati.
INTESA SAN PAOLO (+5,98%) altro bancario che si è ben distinto dopo un periodo non brillante, molti analisti internazionali lo considerano l'Istituto italiano con le maggiori prospettive di crescita.
BULGARI (+5,97%) è tornato un po' in voga il settore del lusso dopo un mese di agosto decisamente poco brillante. Più volte in questo 2010 la quota di 5,7 euro ha tenuto, rivelandosi base per un rimbalzo.
MEDIASET (+5,96%) sembra davvero alle spalle il periodo più critico, ad un certo punto (nella seconda parte di agosto) sembrava che i ribassi non avessero più fine, invece con il ritorno dalle vacanze è tornato anche un po' di sereno sul comparto media, il buon momento potrebbe quindi continuare.
BANCA MPS (+5,91%) torna di nuovo sopra la quota psicologica di 1 euro, nelle altre occasioni (a giugno e luglio) non è durata a lungo la permanenza sopra quel livello, ma ora sembra davvero che la musica sia cambiata.
AZIMUT (+5,45%) sembra essersi lasciato alle spalle un momento critico, la seduta del primo settembre (+6,04% con volumi superiori alla norma) potrebbe esser stata uno spartiacque. E' necessario che i mercati si stabilizzino e diminuisca la volatilità che è sempre fonte di ansia.
MEDIOBANCA (+5,42%) gli azionisti aspettavano questo rimbalzo come la manna. In effetti cominciavano a materializzarsi degli spettri e non si riusciva a capire quale potesse essere il fondo. Si apre ora una nuova fase.
ITALCEMENTI (+5,24%) era sprofondato a tali livelli che diventava imbarazzante commentare i continui ribassi. Rimane comunque, e di gran lunga, il peggior titolo dell'anno per quanto riguarda il nostro indice principale.
MEDIOLANUM (+5,19%) anche per la società guidata da Ennio Doris il momento è decisamente delicato. E' un comparto, questo del risparmio gestito, per il quale dovremmo tutti auspicarci un risveglio, sarebbe un segnale importante del ritorno alla fiducia anche per i piccoli risparmiatori.
Gli altri titoli ad aver terminato l'ottava con un rialzo sono stati: Unicredit (+4,97%), Eni (+4,73%), A2A (+4,63%), Finmeccanica (+4,50%), Tenaris (+4,45%), Fondiaria (+4,32%), Popolare di Milano (+4,10%), Enel (+4,01%), Exor (+3,90%), Buzzi Unicem (+3,87%), Cir (+3,87%), Pirelli (+3,70%), Ansaldo (+3,68%), Unipol (+3,51%), Campari (+3,48%), Atlantia (+3,46%), Lottomatica (+3,35%), Autogrill (+3,21%), Luxottica (+3,17%), Stmicroelectronics (+3,16%), Generali (+3,06%), Saipem (+2,56%), Prysmian (+2,33%), Telecom (+2,16%), Snam Rete Gas (+1,86%), Geox (+1,84%), Ubi Banca (+0,90%) e Terna (+0,55%).
Il solo titolo a terminare la settimana in ribasso è stato Parmalat (-0,10%).
Ora è il momento delle conferme, i listini hanno vissuto un 2010 con continui alti e bassi (più bassi che alti, almeno per la nostra Piazza Affari) è assolutamente necessario che quest'ultima parte dell'anno riporti quella fiducia che ultimamente sembrava scomparsa.
Gli Stati Uniti devono fare la loro parte, Obama è atteso ad un'importante tornata elettorale tra un paio di mesi e non può limitarsi a dire che non ha la bacchetta magica, nessuno si illudeva che la possedesse, ma che facesse qualcosa di più per migliorare la situazione economica però sì.
Stiamo a vedere quel che accade, un po' più fiduciosi di qualche settimana fa.
Autore: Giancarlo Marcotti
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