" Borsa italiana, i primi 100 giorni del 2012, analisi e prospettive" di Marcotti Giancarlo
Abbiamo voluto partire da un grafico, che mette in relazione gli ultimi sei mesi dell’indice Dax di Francoforte rispetto al nostro Ftse Mib. I grafici hanno l’enorme pregio di fornire un’immediata visione di quanto accade giorno dopo giorno sui mercati.
Come si può facilmente notare, negli ultimi tre mesi dello scorso anno l’andamento dei due indici è risultato sostanzialmente analogo, le differenze cominciano a manifestarsi con il nuovo anno ed ad ampliarsi, anche in maniera estremamente sensibile, da un mese a questa parte.
Infine balza anche immediatamente all’occhio che il nostro Ftse Mib sottoperforma con decisione l’indice tedesco proprio nei momenti di calo dei listini (si noti ad esempio i primi giorni dell’anno e quest’ultimo mese), mentre nei periodi di rialzo le distanze restano pressoché immutate.
E’ chiaro che la composizione del Ftse Mib, classico esempio di economia molto sbilanciata sul lato dei servizi (specie di carattere finanziario), mostra tutta la sua debolezza proprio in questi periodi, mentre l’economia tedesca “più robusta” dà maggiori segnali di tenuta.
Queste le performances del nostro Ftse Mib nelle ultime tre settimane: -3,49%; -3,06%; e -4,78%; dallo scorso 19 marzo l’indice principale di Piazza Affari ha perso l’11,19%.
Al momento, quindi, da inizio anno, il rialzo della Borsa milanese risulta inferiore al punto percentuale, fra i 18 maggiori listini borsistici mondiali soltanto Amsterdam e Madrid hanno fatto peggio, inutile dire che il risultato è deludente.
In pratica negli ultimi venti giorni ci si è rimangiati tutti i guadagni faticosamente accumulati nei primi ottanta giorni di contrattazione di questo temutissimo 2012.
In particolare se focalizziamo la nostra attenzione sul comparto bancario, maggior artefice dei rialzi registrati nei primi ottanta giorni, nelle ultime settimane ha subito storni pesantissimi, sono rimasti soltanto tre i titoli del settore a far segnare ancora un guadagno da inizio anno (Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Banca MPS) gli altri cinque titoli del comparto hanno il segno meno davanti alla performance del 2012.
Unicredit, poi, causa aumento di capitale, dal primo gennaio perde il 21,77%, la delusione degli innumerevoli azionisti che hanno sostenuto l’Istituto di Piazza Cordusio nel momento più critico della sua storia, e che dopo un’iniziale illusoria ripresa si ritrovano ora le stesse quotazioni del 20 gennaio (giorno in cui è terminata la contrattazione dei diritti legati all’adc), è stata enorme.
Ok ora guardiamo avanti, la situazione, è inutile negarlo, non sembra per nulla rosea, se in Italia siamo costretti a spegnere con la magistratura gli ultimissimi timidi focolai di opposizione (neppure di protesta), significa che si ha paura che le difficoltà in cui si sta dibattendo il nostro Paese possano sfociare in tensioni sociali.
La nostra preoccupazione deriva oltretutto dal fatto che se il governo attuale, che ha in Parlamento la maggioranza più ampia della nostra storia repubblicana, non è in grado di fare la benché minima riforma del mercato del lavoro (emblematica e ridicola la pantomima sull’art. 18), beh! Allora siamo messi davvero male.
Al momento soltanto l’intervento della Bce, che ha “regalato” alle Banche dell’eurozona oltre 1.000 miliardi di euro, che, ricordiamolo (tanto per far rendere la cifra più comprensibile), equivale a 2.000.000.000.000.000 (due milioni di miliardi) di lire!!! Ha salvato le Banche, e quindi gli Stati, dalla bancarotta, ma cosa accadrà fra tre anni quando questi “prestiti” dovranno essere restituiti?