" Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle, antipolitica o antipartitica? " di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Nei periodi di recessione economica, nei momenti in cui si chiedono sacrifici alla popolazione, è normale che l’avversione verso la politica, da parte dei cittadini, aumenti e si manifesti, negli appuntamenti elettorali, essenzialmente in due modi: un maggior astensionismo da una parte ed un voto di protesta dall’altra.

Sul maggior astensionismo nessun dubbio, se non che se ne parla per cinque minuti, dalla chiusura delle urne alla prima proiezione di voto, poi, come arrivano le prime percentuali dei vari partiti, che naturalmente escludono i voti non validi o non espressi, nessuno torna più sull’argomento.

Ed anche nei cinque minuti in cui si tratta l’argomento astensione, è una discussione più che sterile, non v’è formazione politica che non dica la solita frase ampiamente abusata “la forte riduzione degli elettori che si sono recati alle urne dovrà essere oggetto di profonda riflessione per tutte le forze politiche”, e quella riflessione naturalmente resta solo nelle intenzioni, mai che si traduce in fatti.

E la tiritera si ripete senza soluzione di continuità, io ritengo che quando a votare ci andranno solo i vari candidati delle liste, gli stessi commenteranno l’astensione del 99,2% degli aventi diritto al voto con “la forte riduzione degli elettori che si sono recati alle urne dovrà essere oggetto di profonda riflessione per tutte le forze politiche”.

Mai nessun politico dirà che se un partito ha raccolto il 10% dei voti validi, che sono stati il 50% degli aventi diritto, quel partito è espressione nella realtà del 5% degli italiani. Non sei andato a votare o hai espresso un voto non valido? Non conti nulla, non esisti, punto!

Il secondo caso, invece, è più interessante, mi riferisco al cosiddetto voto di protesta.

Allora, cosa sia il voto di protesta è tutto da decifrare, normalmente è il modo che gli arroganti partiti tradizionali usano per denigrare i voti che non sono andati a loro.

Non hai votato un partito tradizionale? Allora hai espresso un voto di protesta!

Non male come disprezzo della democrazia (se non voti noi sei un livoroso che manifesta il proprio disagio), ma ultimamente si è andati oltre, molto oltre, recentemente infatti il voto di protesta è stato ulteriormente derubricato ad un voto per “l’antipolitica”.

Questa è una perla!

Non voti noi? Sei per l’antipolitica!

Come possa essere uno per l’antipolitica, non è dato a sapersi, visto che qualsiasi azione e pensiero riguardante la società nella sua interezza è di per sé un fatto politico.

Già Aristotele (quindi torniamo indietro di un bel po’ di anni) diceva che “L’uomo è per natura un animale politico”.

Eventualmente quindi si dovrebbe, un po’ più propriamente, parlare di un voto “antipartitico”, cioè contrario a quelle formazioni che tradizionalmente sono state create per raggiungere finalità politiche, e che con l’andare del tempo sono diventate sempre più dei carrozzoni in cui ci si imbarca per cercare di avere un tornaconto personale.

Ma figuriamoci se i partiti ti possono accusare di essere un “antipartitico” (cosa assolutamente lecita), ovviamente tu sei un “antipolitico”, cioè una cosa infamante.

Sei, in altre parole, un disfattista, uno che non vuole costruire, ma distruggere, e quindi, sotto sotto, un antisociale.

Il fatto è che la politica è diventata talmente sudicia che gli italiani non si sono sentiti neppure offesi quando sono stati tacciati di votare per l’antipolitica, e almeno in queste ultime elezioni amministrative, hanno manifestato tutto il loro risentimento verso le formazioni politiche tradizionali.

Oggi si parla, e giustamente, del grande risultato ottenuto dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, ma a mio avviso il dato più rilevante che esce da quest’ultima tornata elettorale è la straordinaria astensione al voto.

Gli italiani “protestano” principalmente non andando a votare, si sa poi che è una protesta che risulta sterile, un po’ come chi non vuole che il suo 8 per mille vada alla chiesa cattolica e non scrive nulla sul mod. 740 (così facendo arrivano comunque i suoi soldi alla Chiesa cattolica), ma rimane comunque una protesta, una manifestazione di sfiducia.

Certo, la fase politica che siamo vivendo in Italia non ha precedenti, non assistiamo solo alla possibile scomparsa di formazioni politiche, ma addirittura alcune scelte fatte per imporre un Governo sono risultate “borderline” per uno Stato che ha l’ambizione di definirsi democratico.

Se questa è la china, attenzione a tutto ciò che ci succede attorno, valutiamolo gli eventi politici con obiettività ed usciamo dai cliché dei media tradizionali, in altre parole formiamoci una coscienza personale e non facciamocela imporre.

Ma torniamo al Movimento 5 Stelle ed al suo leader Beppe Grillo, è da salutare con favore lo strepitoso successo avuto in queste elezioni?

Beh a questa domanda cercherò di dare una risposta in un prossimo articolo.

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