" BancoPosta, lo scandalo si allarga anche alle azioni Unicredit " di Giancarlo Marcotti
Siete correntisti BancoPosta? Avevate azioni Unicredit al momento dell’aumento di capitale? Non avete aderito all’operazione di adc ed avete venduto (almeno in parte) i diritti?
E allora BancoPosta ve l’ha combinata davvero grossa!
Vi ha infatti addebitato una ritenuta fiscale che assolutamente non dovevate pagare, in quanto voi non avevate avuto alcuna plusvalenza, anzi! Vi si doveva conteggiare una minusvalenza.
Riassunto delle puntate precedenti.
In data 13 febbraio scorso ho pubblicato un articolo dal titolo “Allerta BancoPosta. Allarme per i correntisti” (http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=11915) attraverso il quale portavo a conoscenza dell’opinione pubblica un madornale errore di BancoPosta che addebitava ai propri correntisti la ritenuta fiscale su plusvalenze mai ottenute dalla vendita di diritti legati all’aumento di capitale effettuato da Fondiaria-Sai nel luglio scorso.
La vicenda diventava addirittura grottesca quando, segnalato l’errore a BancoPosta che, questo aggiunge ridicolo al grottesco, è di proprietà del Ministero dell’Economia, ebbene, non solo non lo riconosceva come uno sbaglio, ma sosteneva, riportandolo su carte intestata a firma de “Il Responsabile”, che il prezzo di carico del diritto si debba calcolare moltiplicando il prezzo di carico del titolo per il coefficiente K e quindi dividendo il risultato per 100 (sottolineando che si tratta di una percentuale).
Ebbene sì, so che ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate, se non che, BancoPosta, è davvero una Banca (dopo quanto detto si stenterebbe a crederlo, vero?) e soprattutto che i suoi clienti, per una simile scempiaggine, si trovano addebitati euro veri, quindi è meglio non prenderlo come uno scherzo.
A segnalarci che l’errore effettuato per l’operazione di aumento di capitale di Fondiaria-Sai è stato ripetuto (almeno la coerenza è salva) anche per quanto riguarda l’operazione di adc di Unicredit, sapete chi è stato? Ebbene sì, sempre il Sig. Ciro Angora, che volendo tener fede ai vecchi detti (le sventure non vengono mai sole) non solo era titolare di azioni Fondiaria-Sai, ma anche di quelle Unicredit, ed in entrambi i casi non avendo aderito all’operazione di adc aveva venduto sul mercato i relativi diritti.
Così, dopo essersi visto addebitare 61,26 euro per una ritenuta fiscale su un capital gain mai realizzato per la vendita dei diritti Fondiaria-Sai, si ritrova ora addebitati altri 132,57 euro sempre per una ritenuta fiscale sul capital gain quando, nella realtà, il Sig. Angora dalla vendita dei diritti Unicredit ha avuto una perdita (altro che capital gain!!!).
In sintesi, il Sig. Angora deteneva 271 azioni Unicredit al momento della partenza adc con un prezzo di carico di 10,809 euro. Visto che il coefficiente K era risultato 0,65863050 il nuovo prezzo di carico delle azioni diventava così 7,119 (10,081x0,65863050) e quello dei diritti 3,69 (10,809-7,119).
Avendo venduto i diritti ad un prezzo (2,517 euro) inferiore al suo prezzo di carico (3,69) il correntista ha ottenuto una minusvalenza, ma non per BancoPosta che calcola il prezzo di carico dei diritti in maniera “naif”, insomma in modo fantasioso e singolare, come detto, infatti, moltiplica il prezzo di carico 10,809 per il fattore K 0,65863050 ottenendo 7,11 e poi (perla delle perle) divide il risultato per 100 ottenendo 0,0711.
Ora il Sig. Angora (sempre per BancoPosta) avendo pagato i diritti 0,0711 euro ed avendoli rivenduti per 2,517 euro avrebbe fatto l’affare della sua vita, avendo guadagnato niente meno che il 3440% (ebbene sì proprio il tremilaquattrocentoquaranta percento!!!).
Sarò ripetitivo, ma continuo a restare sbalordito, scusate, ma a BancoPosta non risulta strano che i loro clienti su operazioni del genere possano tranquillamente guadagnare il 3440%? E dopo che li si informa di aver sbagliato completamente i calcoli, hanno anche la sfacciataggine di ribadire, che il loro procedimento è corretto?
Dobbiamo però lasciar perdere tutte queste considerazioni, ancorché vere, per andare sul concreto, la cosa principale, infatti, è che qui ci sono di mezzo i soldi dei correntisti di BancoPosta ed ovviamente, ciò non può passare in second’ordine.
Ci rivolgiamo quindi a tutti i correntisti di BancoPosta, titolari di azioni di società che hanno effettuato operazioni di aumento di capitale (noi abbiamo la certezza per quanto riguarda le operazioni riguardanti Fondiaria-Sai e Unicredit, ma presumibilmente il medesimo errore è avvenuto anche per tutti gli altri adc) in quanto, se hanno proceduto alla vendita dei diritti, senz’altro si sono visti addebitare (il mese successivo) una ritenuta fiscale per proventi mai realizzati.
E non solo, ma ci rivolgiamo a tutti voi, lettori di Finanza In Chiaro, affinché diffondiate la notizia di questo madornale errore fra i vostri contatti, nei siti e forum da voi frequentati, con l’intento di sensibilizzare anche gli organi preposti al controllo a prendere le opportune misure. Non si può tollerare che vengano anche in futuro prelevati impropriamente soldi dai conti correnti dei clienti BancoPosta.
E’ nostra intenzione fare un’azione collettiva nei confronti di BancoPosta, atta non solo a vedere stornare ai correntisti gli impropri addebiti, ma riteniamo che debba anche essere riconosciuto un congruo risarcimento per tutti i danni derivanti dall’errore.
Infine, sarà nostra cura portare a conoscenza dell’incredibile procedura di calcolo adottata da BancoPosta anche Banca d’Italia, ossia l’organo che ha funzioni di vigilanza dell’attività bancaria e del settore dell’intermediazione finanziaria, ci attendiamo infatti un immediato intervento degli Ispettori di Via Nazionale, che porti al ripristino della legalità.
E per concludere sarà sempre nostra cura portare a conoscenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze l’accaduto, siamo consapevoli infatti che, con ogni probabilità, negli uffici di Via XX Settembre non siano a conoscenza di tale madornale errore, ma, dato che lo stesso Ministero, da un lato, ha la partecipazione totalitaria di BancoPosta tramite Poste Italiane, e dall’altro è anche il beneficiario delle ritenute impropriamente addebitate ai correntisti, ciò potrebbe ingenerare in qualche “malpensante” l’idea che l’errore non sia del tutto casuale.