Banche, poco credito e sofferenze alle stelle

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1364320657.jpgC’è del marcio nelle banche italiane. Nonostante i prestiti triennali agevolati concessi dalla Banca centrale europea fra novembre 2011 e marzo 2012 la situazione finanziaria e patrimoniale è a dir poco catastrofica. Eppure le banche italiane avevano incamerato  ben 260 miliardi all’1%  che sarebbero dovuti servire per tornare a fare credito alle imprese e alle famiglie. In tal modo si sarebbe innescata una decisa svolta. Le imprese avrebbero potuto investire e i cittadini avrebbero avuto più risorse per i consumi. E si sarebbe sostenuta la domanda interna con effetti positivi sulla crescita economica. Ma il risultato è stato opposto grazie anche al fatto che la Bce non ha vincolato quei soldi ad un loro preciso utilizzo. Le banche infatti si erano trovate in grave difficoltà sia per investimenti andati a male sia per perdite consistenti su vere e proprie speculazioni. Sia infine per gli effetti della recessione che hanno messo in seria difficoltà la clientela, tanto da far salire le sofferenze, ossia i crediti inesigibili, a livelli record. Si parla di 131 miliardi. Di conseguenza i soldi presi dalla Bce sono stati utilizzati per ricapitalizzarsi. Lo testimoniano i dati ufficiali che dicono che più della metà di quei 260 miliardi è stata reinvestita in titoli di Stato che rendono il 3-4-5%. Una cifra che è appunto pari a quella delle sofferenze.
Niente invece per imprese e cittadini che si sono visti richiedere il rientro dagli scoperti che finora erano stati concessi. Inevitabile è stata la linea scelta dalle banche. Ridurre i costi. Quindi il numero dei dipendenti. Anche per le banche si è scelta la via più facile che fa pagare ai lavoratori responsabilità che sono proprie dei dirigenti. Si potrebbe in tale ottica citare la disastrosa gestione di una banca come il Monte dei Paschi finita sotto i riflettori per l’operato di taluni dirigenti che l’hanno riempita di debiti in conseguenza di operazioni gestite malissimo, in tutti i sensi, come l’acquisto dell’Antonveneta. Ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa e non si aggiungerebbe niente di nuovo ad una realtà che era ben conosciuta.
Semmai c’è da ricordare ancora una volta che la crisi bancaria attuale è stata aggravata dalla possibilità concessa agli istituti di essere al tempo stesso banca commerciale, che raccoglie soldi a breve (liquidità vera e propria) e lo presta a breve termine, e banca di investimento che con quei soldi può comprare per se stessa, e non per la clientela, titoli a lungo termine, azionari e obbligazionari. Agli inizi degli anni novanta, venne cancellata di fatto la legge bancaria del 1936 che prevedeva che le banche non potessero essere direttamente azioniste o obbligazioniste di società industriali se non attraverso banche di investimento e società finanziarie con capitale proprio e ben separato da quello della casa madre. Una imposizione, da parte di Mussolini, provocata dai disastri operati dalle commistioni azionarie tra banche e imprese, il cosiddetto modello tedesco, che avevano finito per aggravare gli effetti della crisi del 1929. Società super indebitate come la Fiat di Agnelli e l’Ansaldo dei Perrone avevano cercato infatti di impadronirsi, con scorrerie in Borsa, rispettivamente del Credito Italiano e della Commerciale. Si voleva in tal modo mettere le mani sui soldi dei correntisti e pagare in tal modo la riconversione da una economia di guerra ad una pace dopo il conflitto del 1915-18.  Il ritorno al modello della banca mista di tipo tedesco è andata di pari passo con l’irrompere  delle normative europee che hanno coinciso con le privatizzazioni delle banche pubbliche. Sia quelle di interesse nazionale (Commerciale, Banca di Roma e Credito italiano) che quelle di diritto pubblico (San Paolo, Monte dei Paschi, Bnl, Banco di Napoli, Banco di Sicilia e Banco di Sardegna). Mentre in precedenza i manager pubblici si ponevano dei limiti, i nuovi dirigenti privati si sono fatti pochi problemi nell’operare sui cosiddetti Mercati. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Autore: Andrea Angelini
Fonte: www.rinascita.eu

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