Also sprach Matteo Renzi. Ein Buch für Alle und Keinen
" Ma, al netto delle questioni terminologiche, capisco che il virus del politichese ha preso anche qualcuno dei miei. Nella politique politicienne il mors tua vita mea è un valore indiscutibile. Per cui se vogliamo farci spazio dobbiamo fregare quello che sta davanti a noi. No, grazie.
È uno stile che non mi appartiene. Non è cosa per noi. Io mi ostino a credere che i tempi siano cambiati. Sarà una mia beata ingenuità, ma credo che essere leali non soltanto sia eticamente giusto. Ma sia anche conveniente. Non è solo per amicizia personale verso Enrico Letta che mai accetterei di fare il segretario del Pd per avere in mano la vita o la morte del suo governo. Ma è anche per una questione di dignità. Qui in ballo non ci sono semplicemente le carriere politiche o le ambizioni - del tutto legittime, s’intende - di singoli esponenti politici. Qui in ballo c’è l’Italia, che è il mio, il nostro Paese. Fare il tifo per l’Italia impone oggi di fare il tifo per Letta. Colgo al volo l’occasione della pausa caffè con tre o quattro dei miei ragazzi più scettici e, mentre attraversiamo piazza della Signoria scansando i turisti, domando retoricamente: «Perché facciamo politica, ragazzi? Per gratificare il nostro ego o per cambiare il nostro Paese?». Bene. Noi non stiamo cercando di prendere il potere a tutti i costi per cui va bene tutto purché ci diano l’agognata seggiola. Noi stiamo cercando di cambiare l’Italia. E se adesso il governo è nelle mani di Letta, facciamo il tifo per lui e diamogli una mano. Non so se questo comporterà di saltare un giro. Non mi interessa saltare un giro, a me basta che non salti il mio Paese. Alcuni sociologi dicono che questo è il tempo dell’invidia. Io preferisco ammirare che invidiare. Preferisco collaborare che sabotare. Preferisco lavorare che rosicare.
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Ho detto in tutte le interviste che io non sono della partita e che se capiterà mai di salire le scale di Palazzo Chigi, questo avverrà attraverso la strada maestra della vittoria elettorale, non in altro modo".
Matteo Renzi il 19 maggio 2013 sull'Unità