Alle società cinesi il lavoro sporco
In un angolo remoto della Cambogia, sul fiume Tatay, ingegneri e lavoratori cinesi stanno innalzando una diga alta 100 metri tra le proteste degli abitanti e di attivisti locali per la difesa dell’ambiente. E stanno progettando altre dighe sui altri fiumi nella provincia di Koh Kong, una delle ultime aree incontaminate del sudest asiatico.
La notizia si inscrive del resto in uno scenario diffuso, dal momento che le grandi imprese pubbliche (Sinohydro Corp. che controlla metà del mercato planetario dei progetti idroelettrici e poi Guodian, China Three Gorges e China Southern Power) e le banche cinesi avrebbero in mano attualmente circa 300 dighe (tra quelle completate e quelle che starebbero proponendo o a cui stanno lavorando), tra cui una ventina in Cambogia, megadighe in Africa, e poi progetti in America, Algeria, Birmania – ben 50 –, Colombia, Ecuador, Zambia….
Ma qual è il motivo del grande successo delle imprese di Beijing? Secondo il portale d’informazione del sudest asiatico e del Burma The Irrawaddy, che rilancia la notizia, la necessità dei Paesi poveri e in via di sviluppo di portare l'elettricità a decine di milioni di persone che ne sono prive, e di aumentarne quindi gli standard di vita, si compone con un aspetto ben meno edificante che avrebbe riscontro nelle accuse formulate di frequente dagli ambientalisti: la Cina è il primo costruttore al mondo di dighe perché disposto e in grado di andare dove le compagnie occidentali e la Banca mondiale e altri soggetti non intervengono a causa di questioni ambientali, sociali e politiche locali o trattandosi di progetti con difficoltà di finanziamento.
La tendenza più recente è tra l’altro quella di creare più barriere lungo il corso di uno stesso corso d’acqua, senza troppi riguardi per la natura e le popolazioni delle aree interessati dai bacini. Così la diga di Seti, in Nepal, per cui 10 mila contadini sono stati sfollati da una zona ad alta concentrazione di biodiversità; un certo numero di dighe sono in costruzione all'interno o adiacenti alle riserve naturali in Honduras; in Ecuador il più grande progetto infrastrutturale del Paese mette a rischio una grande foresta pluviale tra le Ande e l'Amazzonia…
Fonte: www.valori.it
Corrado Fontana @ fontana@valori.it
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