A un anno dal “flash crash” frena l'high-frequency trading
I tempi sono difficili anche per l'high-frequency trading, almeno stando alle analisi riportate dal Wall Street Journal.
Nelle principali piazze borsistiche di tutto il mondo continuano a lavorare a pieno regime questi trader informatici che, tramite software avanzatissimi, compiono migliaia di operazioni ogni frazione di secondo. Ma il loro volume d'affari sta diminuendo decisamente. A partire dall'inizio del 2011, il volume medio di azioni scambiate alla borsa di New York e al Nasdaq è sceso del 15% rispetto all'anno scorso. E sembrano placarsi anche le oscillazioni nelle quotazioni. Lo dimostra il Chicago Board Optons Exchange volatility index (o VIX) che il mese scorso è sceso al suo livello più basso dal 2007. È proprio delle grandi quantità e della volatilità che si alimenta l'high frequency trading. Detto questo, non dovrebbe stupire il fatto che i profitti generati attraverso tali sistemi siano ben lontani da quelli di pochi anni fa: secondo la Rosenblatt Securities, nel 2008, ogni 100 azioni, essi si aggiravano fra i 10 e i 15 centesimi. Ora si parla di 5-7,5 centesimi.
Per questo molti hedge fund hanno deciso di diminuire le proprie attività nel trading ad alta velocità. O, addirittura, di chiuderle del tutto. Sono le naturali conseguenze della crisi economica, che ha smascherato le cifre “gonfiate” degli scorsi anni. A fare luce, in modo improvviso e traumatico, è stato il cosiddetto “flash crash”, di cui proprio domani ricorre l'anniversario. Si è trattato di una delle giornate borsistiche più volatili di sempre: Dow Jones, S&P500 e Nasdaq sono arrivati a perdere oltre il 9%, per poi chiudere la seduta con perdite intorno al 3%.
Per recuperare la fiducia degli investitori, la Securities and Exchange Commission sta vagliando nuove regole che bloccano gli scambi di Borsa in caso si verifichino variazioni nelle quotazioni superiori al 10% nell'arco di 5 minuti. «Posso garantire che non accada mai più un nuovo flash crash? No - ha specificato ieri la presidente Mary Shapiro -, ma penso che questi siano passi molto importanti che bisogna intraprendere per rafforzare la struttura dei nostri mercati». I trader, da parte loro, confidano in una graduale ripresa delle loro attività. Ma concordano sul fatto che i ritmi del passato, ormai, siano soltanto un ricordo. ( Fonte: www.valori.it)