Veneto: il disastro che il regime occulta - di Gregorio del Verde

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Solo dei cialtroni possono bollare la rabbia montante in Veneto come mera esagitazione di pochi, presunti facinorosi.
Nella regione che tra il 1876 e il 1976 ha visto partire per il mondo oltre tre milioni di suoi figli in cerca di fortuna e dignità, è in atto da qualche anno un vero e proprio terremoto sociale. I numeri del disastro occupazionale sono impressionanti e riguardano un po' tutti i settori ma è in quello dell'edilizia e delle costruzioni che si è registrato il tracollo più rovinoso, con 33mila unità in meno negli ultimi sei anni. In particolare, nella provincia di Treviso, dove i posti di lavoro persi tra il 2008 e il 2013 hanno superato quota 10.300 (-30,3%).
Oltre alla Marca trevigiana, come si evince da uno studio dalla CGIA di Mestre, la crisi ha colpito pesantemente anche la provincia di Verona in cui sono andati in fumo 8.559 posti di lavoro (-25,1%), mentre in provincia di Padova la conta di coloro che sono stati costretti a lasciare lavoro e salario, si è attestata a quota 4.821 (-13,5%).
Se si considera l'andamento di tutte le 13 province che costituiscono il Nordest, il numero di coloro che hanno perso il lavoro nel settore delle costruzioni è di circa 45mila unità. Oltre ai 33mila veneti, vanno aggiunti 9.400 lavoratori del Friuli-Venezia Giulia e quasi 2.500 persone buttate fuori da aziende del Trentino Alto Adige.
Poche le realtà che hanno resistito, facendo registrare anche qualche incremento della forza lavoro impiegata, come Rovigo, Trieste e Bolzano, ma i numeri sono ben diversi da quelli preceduti dal segno meno. Nel capoluogo polesano, in questi ultimi sei anni, si è registrato un aumento di 127 unità, in quello giuliano l'incremento è stato di 230, mentre a Bolzano il numero degli occupati è salito di oltre 1.100 unità. Pesante il crollo in termini di valore aggiunto. Tenendo presente lo stesso arco di tempo, 2008-2013, il Pil prodotto dal settore delle costruzioni è sceso del 24,9% in Veneto, del 20,1% in Friuli Venezia Giulia e del 16,1% nel Trentino Alto Adige.
Importante è stata anche la contrazione dei prestiti erogati dagli istituti di credito alle aziende del settore: a Pordenone del 18,4%, a Belluno del 16,7% e a Treviso del 14,6%. Disoccupazione e stretta creditizia, la ricetta perfetta per dispensare miseria.
Mentre il governicchio dei venditori di pentole imbucati nei palazzi della politica, pensa bene di spalancare le porte di questo martoriato paese ad una nuova invasione migratoria, quantificata per difetto in almeno 600mila nuovi ingressi da utilizzare in larga parte come manovalanza di ricatto, parti importanti del suo territorio vedono le lancette dell'orologio del tempo scorrere a ritroso.
Il futuro di padri e figli del Veneto è sempre più simile al passato dei loro bisnonni: braccianti nelle piantagioni brasiliane, operai nella nascente industria tedesca di fine ottocento o minatori in Belgio e Svizzera.
Ma guai a dirlo a Matteuccio il questuante e ad Angelino il coccodrillo piangente.
Per la nostra gente non hanno alcuna pietà. Il lacrimone scende solo alla vista del barcone... - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23266#sthash.nL4yLYb6.dpuf

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