Terapie occidentali: Ucraina come Grecia

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

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Ci dispiace per gli ucraini non russi. In gran parte hanno partecipato a una rivolta di strada che ha troncato i legami con la Russia – ricordiamoci cosa significa “ukraina”, o “krajna”: regione di confine… - perdendo il loro sbocco al mar Nero dalla Crimea (certo c’è ancora Donetsk, ma è comunque pro-russa) e, quasi, anche la seconda città dello Stato, Karkhov.
Già soltanto per questo il colpo di mano della piazza si è palesemente risolto in una vittoria-boomerang.
Purtroppo per loro, però, il suicidio è appena iniziato. Abbracciando l’Occidente, stanno accogliendo le sue pratiche di dominio. E non sanno – o non vogliono capire – che la promessa degli “aiuti” finanziari (i 18 miliardi che il Fmi ha deciso di offrire a Kiev) non sono altro che un prestito ad usura che saranno costretti a ripagare con la dura sottomissione alle pratiche di rigore e di austerità tanto care alla finanza internazionale che spella i popoli per fare profitti.
L’ottimismo del cosiddetto “popolo di Maidan”, coltivato dalle locali “sirene”: dalla Tymoshenko a Klitscko, è infatti frutto di una pozione venefica mortale. Gli ucraini non russi sono stati ridotti al ruolo di nuova nazione preda dell’incubo iperliberista.
Vittima di venti anni di pseudo “democrazia” e di decadi di tumore comunista, la nazione ucraina viene oggi portata per mano dall’Occidente verso un’agonia che ben è conosciuta dagli altri popoli sottomessi alle terapie vampiresche dei signori del denaro, italiani inclusi.
Tra l’altro lo stesso prestito del Fmi è condizionato a una - impossibile ormai - “unità nazionale dell’Ucraina”… e ciò di fatto esclude una rapidità negli stessi stanziamenti, benché a usura: occorreranno nuovi cosiddetti “negoziati” per stringere meglio il cappio del prestito. Kiev come Atene, l’Ucraina come la Grecia: ridotte in schiavitù finanziaria.
Secondo le centrali occidentali della finanza che hanno promesso il loro “aiuto” peloso a Kiev (Ue e Fmi) il “piano di aiuti per la ripresa” dell’Ucraina ammonta a circa 27 miliardi di dollari, di cui appunto fino a 18 annunciati – con riserva – dal Fmi e da cui detrarre i poco più di 6 per i prestiti obbligazionari all’Ucraina già in scadenza.
E, a prescindere dagli aiuti, Kiev si trova già a dover fare i conti con l’eliminazione dei “bonus” – fin qui ottenuti dalla cittadinanza – sulle forniture di energia, in particolare gas. Dal 1 maggio la fine dei sussidii di governo sul prezzo dell’energia costeranno un aumento al consumo del 50%.
Un (famigerato) “patto di stabilità” imporrà agli ucraini non russi varie misure di rigore.
La Banca Centrale dovrà contrarre la liquidità (per evitare svalutazione e inflazione), il governo dovrà imporre tagli sociali, dalle pensioni agli stipendi. In bilico anche i rapporti commerciali con la Russia: in particolare pericolo un 25% del totale delle esportazioni finora dirette a oriente. Il deficit commerciale – già del 9 per cento l’anno, per un ammontare di 17 miliardi di dollari – evidentemente è destinato a crescere, mentre i dollari presi in prestito o da utilizzare per le importazioni costeranno sempre di più.
E’ quanto accaduto alla Grecia.
E’ la Western way of life, Watson: la terapia offerta alle nazioni da colonizzare.
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