Solo auto di lusso per la Fiat in Italia - di Giuliano Augusto

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La Fiat vuole chiudere la produzione di vetture utilitarie e cittadine in Italia e mantenervi soltanto quella delle vetture sportive e di lusso. Quindi le Ferrari, le Maserati e le Alfa Romeo destinate ad una clientela ricca e vogliosa di spendere acquistando i simboli per eccellenza del Made in Italy. Una clientela che risiede in quei mercati dove il nome Ferrari opera un richiamo irresistibile sia per gli appassionati del volante. Insomma i ricchi miliardari statunitensi e cinesi. Giusto per richiamare i due principali mercati di sbocco per le macchine del Cavallino. Produrre le auto dei tre marchi sarebbe possibile anche in America, negli Usa o in Canada nelle fabbriche della Chrysler, ma non sarebbe la stessa cosa agli occhi della potenziale clientela che non ne subirebbe più il fascino. La spiegazione della chiusura della produzione dei mercati basso e medio basso sta nel fatto che le buste paga in Italia sono il doppio di quelle dello stabilimento polacco di Tychy, la cui capacità produttiva è stata raddoppiata negli ultimi anni. E sono 5 volte superiori a quelle dello stabilimento serbo di Kragujevac dove viene prodotta la monovolume 500L. Sergio Marchionne e il suo dante causa John Elkann hanno provato a giustificare le mancate promesse fatte di investire 20 miliardi di euro in Italia nella produzione di nuovi modelli con la considerazione che la recessione ha fatto crollare la domanda di vetture in Italia come in Europa e che poi in Italia la produttività è minore che altrove. Il che vuol dire che gli operai italiani sono degli scansafatiche. Una balla colossale che accompagnata alla minaccia di chiudere l'attività in Italia, ha spinto i sindacati collaborazionisti (Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl), a sottoscrivere un contratto aziendale dell'auto, al posto di quello dei metalmeccanici. Una svolta fatta anche per isolare la Fiom di Maurizio Landini, l'unico sindacato che ha ancora il coraggio di svolgere il proprio ruolo e di difendere non soltanto i diritti di chi lavora ma anche la loro dignità, calpestata dalla imposizione di ritmi asfissianti di lavoro e dalla trasformazione delle buste paga, sempre più condizionate dalla incidenza degli straordinari e dei premi di produzione. Un atteggiamento “collaborazionista” sul quale si è portata anche la Cgil di Susanna Camusso (il sindacato di Corso d'Italia fiancheggia infatti le strategie del PD) con la quale Landini è entrato in rotta di collisione. Una balla colossale quindi quella rivenduta a piene mani dai vertici del Lingotto, incavolati perché lo Stato italiano non può più finanziare gli Agnelli a fondo perduto come è successo per più di 100 anni. Di conseguenza la produzione dei vetture dei due primi segmenti di mercato, quello A delle cittadine (Panda e 500) e quello B delle utilitarie (Punto), verrà trasferita all'estero, anche perché trattandosi di vetture con bassi differenziali ricavi-costi, la loro produzione in Italia offrirà sempre più minori margini di profitto. Nel 2013 infatti gli utili del gruppo Fiat-Chrysler sono derivati dai profitti registrati dalla casa di Detroit sui mercati nord-americani. Una svolta, dopo anni di crisi, grazie ai prestiti di Obama che hanno consentito di investire su nuovi modelli e riconquistare quote di mercato. Ieri a Mirafiori, tra squilli di tromba e sorrisi di circostanza, è stata annunciata la produzione della nuova Maserati Alfieri nello stabilimento torinese. Una fabbrica nella quale ora si produce pure il Suv Freemont, una vettura nata con il marchio Chrysler e che, prodotta in Italia, si spera che riscuota maggio successo oltre Atlantico.. “La Alfieri – ha millantato Marchionne - è un esempio di quali sono le nostre potenzialità nei settori di punta. Vogliamo che i nostri concorrenti comincino a sentire il fiato sul collo”. Una conferma che la Fiat sa soltanto inseguire visto che non è in grado da anni di posizionarsi nel segmento C, quello delle famigliari, il più profittevole, che da anni è presidiato e occupato dalla Golf della Volkswagen. Negli anni ottanta la Fiat contendeva ai tedeschi il primo posto per vendite in Europa. Oggi la Fiat arranca al settimo posto dopo appunto la Volkswagen, la Renault, la Peugeot-Citroen, la Ford, la Opel e la Mercedes. Tutte concorrenti che hanno investito e che ora ne stanno raccogliendo i frutti. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23100#sthash.NgYpjUjo.dpuf

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Piero 08/15/2014 08:50

Grazie all'euro, la Fiat e' uscita dal mercato europeo, per fortuna che ha fatto l'accordo con gli americani, diventerà in tale modo più forte dei tedeschi.