Sanzioni Usa-Ue alla Russia. In attesa del boomerang - di Lorenzo Moore

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

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In attesa della replica russa – con misure che, come dichiarato da Mosca saranno “molto dolorose” per l’Occidente - alle nuove sanzioni decise da Usa-Ue, l’economista Sergei Glazyev, molto ascoltato da Vladimir Putin, ha proposto 15 misure volte a proteggere l’economia del Paese dalle sanzioni, se applicate. Il giornale Vedomosti cita la lettera di Glazyev al Ministero delle Finanze.
Il Memorandum Glazyev, reso noto dal giornale Vedomosti (la stessa pubblicazione del memorandum sembra intesa a mettere preventivamente in guardia gli antagonisti occidentali), era stato redatto  e diffuso il 26 aprile tra gli annunci di “declassamento” della Russia da BBB a BBB- - a meno di una tacca di distanza dallo status di spazzatura, sic! – e delle nuove sanzioni occidentali. Iniziative ostili e aggressive chiaramente determinate, con il pretesto della crisi ucraina, a peggiorare il clima di tensione tra  Occidente e il Cremlino.
Il consigliere economico di Putin, Glazyev, nel suo memorandum ha tracciato per la Russia una strategia di contrasto economico-finanziaria molto rigorosa, ai limiti della “terra bruciata”.
Come  pubblicato dal quotidiano russo e rilanciato da alcuni media occidentali  - non certo da quelli del tutto omologati agli ordini di Washington: il che è il caso, purtroppo, della stampa “autorevole” italiana – tra questi Bloomberg, Dedefensa e Aurora, tra le misure proposte da Glazyev e che Mosca dovrebbe far compartecipare al resto del cartello dei Brics (Brasile, India, Cina, Sudafrica e, con lo status da osservatore, Iran) figurano le seguenti:
• La Russia dovrebbe spostare tutti i beni e depositi in dollari ed euro dai Paesi della NATO a quelli neutrali.
• La Russia dovrebbe iniziare a vendere i titoli sovrani dei membri della NATO prima che i depositi in valuta estera della Russia siano congelati.
• La banca centrale dovrebbe ridurre le attività in dollari e vendere le obbligazioni sovrane dei Paesi che sostengono le sanzioni.
• La Russia dovrebbe limitare le attività delle banche commerciali estere per evitare speculazioni sul rublo e deflussi di capitale.
• La banca centrale dovrebbe aumentare l’offerta di denaro in modo che compagnie statali e banche possano rifinanziare prestiti esteri.
• La Russia deve utilizzare monete nazionali nel commercio con i membri dell’Unione doganale e  altri partner, non dollari ed euro.
In altre parole, una campagna di terra bruciata in piena regola da parte della Russia. Certo, i buoni del Tesoro degli Stati Uniti detenuti da società russe non sono così sostanziali (e potrebbero essere monetizzati interamente in tre mesi dal POMO della FED), e i legami finanziari occidentali con la Russia, oltre che commerciali, non sono in pericolo, ma se la Russia prendesse il testimone, e gli altri Paesi BRICS, già furiosi per la recente decisione degli Stati Uniti di non accrescerne lo status nel FMI (monopolizzato dagli Usa e dal dollaro-sterlina), seguissero l’esempio, allora la situazione generale in Occidente e in particolare a Washington diventerebbe un incubo.
Soprattutto se il più importante membro dei Brics, la Cina, oltre a dichiarare, come già fatto, la sua “ferma opposizione alle nuove sanzioni contro la Russia, si vorrà schierare, in questa nuova guerra fredda, contro gli Stati Uniti. Occasione per determinare esattamente il peso del contrasto cinese alle pressioni occidentali sarà, il prossimo 20 maggio, la visita ufficiale a Pechino del presidente russo Putin. Si noti che già a metà aprile, il ministro degli Esteri russo Lavrov, dalla Cina, dichiarava raggiunta “un’altezza senza precedenti” nei legami cino-russi, mentre gli analisti internazionali prendevano atto del varo di importanti e “vincolanti” accordi di collaborazione tra i due Paesi. Tra questi gli investimenti cinesi nel “gasdotto Potenza della Siberia” (che dai giacimenti di Kovykta e Chajandiskoe, oltre a riversare, dal 2019, 22 miliardi di mc di gas l’anno nei gasdotti russi già esistenti ne fornirà 32 miliardi alla stessa Cina) e nella realizzazione, in Crimea, nella città di Frunze, di un porto in acque profonde 25 metri. Oltre a  varie altre cooperazioni bilaterali russo-cinesi nei campi dell’energia (petrolio, gas, alternative, produzione di un nuovo elicottero e di un nuovo modello di aereo di linea e di sue sottoclassi, intensa compartecipazione nel settore aerospaziale, soprattutto ora che la statunitense Nasa, già dal 3 aprile, ha annunciato, tra le rimostranze dei suoi stessi dirigenti, tecnici e ricercatori, una sospensione della cooperazione con la Russia salvo che nella “stazione spaziale internazionale”). Peraltro già a metà aprile il vicepremier russo  Arkadij Dvorkovic aveva annunciato che la compagnia petrolifera russa Rosneft (colpita dalle nuove sanzioni Usa) ha deciso di triplicare le forniture di petrolio (oggi 300 mila barili al giorno) alla Cina popolare.
Per fermare la presente accelerazione della cooperazione russo-cinese, già lo scorso 24 marzo, nel corso del vertice dei “Grandi” all’Aja, lo stesso presidente Usa Obama aveva tentato non solo di far aderire Pechino alle sanzioni contro la Russia, ma di ottenere una risposta almeno interlocutoria alla proposta di adesione formale della Cina al blocco occidentale avanzata al leader cinese Xi Jinping.
Peraltro non è escluso che la stessa manovra avventata delle sanzioni antirusse possa risolversi in un effetto-boomerang per lo stesso Occidente. Nei vari campi di eccellenza già indicati aerospaziale, trasporti pesanti aerei e terreni – il progetto Via della Seta – e dell’energia. Varie compagnie multinazionali occidentali sono infatti nella palese impossibilità di troncare o sospendere di netto le loro cooperazioni con gli omologhi russi.
Nonostante tutto quanto freddamente fin qui analizzato, l’Occidente continua nelle sue “pericolose” azioni anti-Mosca. Nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue, emessa il 29 aprile, tra le 15 personalità  ai quali l’Ovest ha congelato i beni e ristretto la libertà di viaggio, figurano il capo di stato maggiore russo, Valery Gerasimov, il direttore dell'intelligence militare Gru, Igor Sergun, e due vicepresidenti della Duma del partito di Putin.
Per Mosca le nuove ritorsioni occidentali sono "una misura assolutamente controproducente che porta la situazione già critica in Ucraina nell'impasse": ha dichiarato a Ria Novosti il viceministro degli esteri russo Grigory Karasin. ''Invece di costringere la cricca di Kiev a mettersi al tavolo delle trattative con l'Ucraina sud-orientale per discutere il futuro ordinamento del paese, i nostri partner si lasciano guidare da Washington con nuovi gesti non amichevoli nei confronti della Russia'': ha concluso.
Se il braccio di ferro diplomatico prosegue assumendo così i contorni di nuova guerra fredda, la polveriera ucraina, aperta e finanziata dall’Occidente alle frontiere con la Russia, rischia vieppiù di esplodere. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23406#sthash.veljubVL.dpuf

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