Resa dei conti per le banche - di Ezio Rocchi Balbi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

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Dopo il salasso Ubs nel 2009, i sostanziosi "acconti" di Credit Suisse e Julius Bär nel 2011, adesso le multe cominciano a fioccare sulle banche svizzere che hanno aiutato i loro clienti a dribblare  il fisco negli Stati Uniti. E il conto finale potrebbe essere miliardario. Nonostante le recenti aperture, le dichiarazioni di  collaborazione e l'ok, nell'aprile del 2013, allo scambio automatico d'informazioni, almeno 14 istituti finanziari elvetici restano sulla graticola. E il guaio è che  quanto finora versato -  sino ad oggi oltre un miliardo di franchi - rischia di essere solo un mediocre anticipo di quanto resta da sborsare. Difatti, i conti finali per onorare la penale sulle azioni del passato hanno un totale ancora sconosciuto, mentre è sicuro che la fattura è in arrivo. Non solo. Molti altri Stati  potrebbero ispirarsi ai successi del fisco americano e presentarsi alla cassa.
"Altri Paesi studiano, infatti, il modello Usa - conferma l'avvocato Paolo Bernasconi, docente di  Diritto penale dell'economia -. La Germania, ad esempio, ha già incassato da Ubs e Julius Bär e ora altre banche stanno negoziando. Anche se un programma vero e proprio, così devastante come quello americano è impensabile. Può inventarlo solo chi può minacciare l'esclusione dal mercato dei pagamenti sul dollaro e dalla Borsa di New York".
Fatto sta che, proprio pochi giorni fa, il Ceo di Credit Suisse, con passaporto americano, Brady Dougan ha giurato di davanti alla speciale commissione del Senato Usa di dire "tutta la verità, nient'altro che la verità" sostenendo che il vertice della banca non sapeva nulla delle manovre per eludere il fisco organizzate negli scorsi anni. Dougan si è assunto una responsabilità enorme, perchè se gli inquirenti americani dovessero, in questa causa, dimostrare il contrario, l'apertura di nuovi procedimenti sarebbe automatica e scontata. 
Non a caso l'istituto di Paradeplatz dopo aver comunicato ufficialmente di aver accantonato, nel febbraio scorso,  175 milioni di franchi come "provvisionale per rischi giuridici, ha già aggiornato la riserva a 470 milioni. 
Tuttavia, analisti finanziari, come Loïc Bhend della ginevrina banca Bordier, non solo osservano che "é impossibile fare una stima seria, ma la probabile sanzione che sarà inflitta a Credit Suisse si aggirerà sul miliardo di franchi".
"E ci sono da aggiungere le multe e le indennità che dovrà pagare ognuna delle quattordici banche attualmente imputate in un procedimento formale penale - osserva Bernasconi -.  La fattura finale statunitense è in fase d'allestimento, ma ci vorrà qualche anno. Sia il fisco Usa sia il dipartimento di Giustizia stanno valutando un oceano di dati. A quelli appena forniti sino alla fine dello scorso anno dalle banche che hanno partecipato al famigerato programma dell'agosto scorso, faranno seguito quelli forniti da altre banche entro il prossimo giugno. E se l'evasore americano si è avvalso di tre banche svizzere, ognuna di essa dovrà pagare un'indennità riparatoria". 
Gli Usa non sono i soli pronti a presentare un altra  nota di debito. Ubs, ad esempio, sta negoziando  con la Giustizia tedesca per regolarizzare diversi anni di "orchestrazione d'evasione fiscale"  per una cifra che oscilla tra i 180 e 200 milioni di euro (220/240 milioni di franchi). 
Una cifra di tutto rispetto, che fa impallidire la sanzione di dieci milioni di euro (12 milioni di franchi) che pochi mesi fa ha comminato alla banca l'agenzia francese per i tributi.
Fonte: www.caffe.ch
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@EzioRocchiBalbi

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