Renzi e D’Alema, tra “ Poteri Forti” e la City - di Giuliano Augusto

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L’ex comunista attacca l’ex democristiano d’area come troppo legato agli ambienti finanziari. Ma l’ex capo del governo ha la memoria volutamente corta.

Poteri forti e poteri deboli. Furbetti del quartierino (Ricucci) senza quarti di nobiltà finanziaria e furboni del Quartierone (nel senso di Mediobanca e dintorni) che li respingono ai margini con qualche aiutino esterno. Le privatizzazioni avviate dal centrosinistra nel periodo 1996-2011. Telecom ed Eni fra tutte. Do you remember Massimo D’Alema? Ci siamo fatti la banca. Pure la barca, se è per questo. Consorte vai avanti, facci sognare. L’Opa sulla Telecom nel 1998, basata sulla creazione di enormi debiti dall’Olivetti (Colaninno) e che riuscì a sfasciare una azienda sana e poco indebitata. Una Opa permessa, attraverso il non compianto professore (del PCI) Luigi Spaventa (presidente della Consob) da colui che si iscrisse giovanissimo alla direzione del PCI. Largo ai giovani, aveva detto a più riprese il povero defunto. Chi è più amico degli gnomi del mondo della finanza tra Cuperlo, Renzi, Civati e Pittella? Il bue che dice cornuto all’asino o forse potrebbe essere il contrario. Chi è l’asino, chi è il bue e soprattutto chi è il cornuto? E poi perché cornuto? Il Partito Democratico, il PD per gli amici degli amici, per gli iscritti e i sostenitori, si è evidenziato fin dai suoi primordi come il partito delle banche. Non è un caso che i principali dirigenti delle principali banche abbiano partecipato a più riprese alle primarie del partito. Appare così alquanto paradossale che D’Alema, dopo la sconfitta di Cuperlo, esponente della tradizione comunista dentro il PD, alle primarie tra gli iscritti del partito, sia di nuovo andato all’attacco del sindaco di Firenze accusandolo di essere troppo legato ai “poteri forti”. Una maniera elegante per fare riferimento ai suoi più che buoni contatti con Diego Della Valle che, oltre ad essere titolare della Tod’s (scarpe) è anche presidente della Fiorentina, la squadra della sua città. Della Valle, tra le altre cose, è anche azionista della Rizzoli-Corriere della Sera (per gli amici RCS) e consigliere di amministrazione della stessa. Ci sarebbe da replicare al mitico Baffino che il PD non scherza quanto a legami con i “Poteri forti” visto che Matteo Colaninno, figlio di cotanto padre (ora Piaggio), è da tempo parlamentare del PD, a sottolineare un legame di amorosi sensi e, presumibilmente, di gratitudine venuto ad instaurarsi in quel lontano 1998. Ma limitiamoci al presente.

A giudizio di D’Alema, il buon bla bla Renzi, nel senso che parla bene ma dice poco, non è soltanto legato ai poteri forti ma è anche un “ignorante”. Affermazione che sembra riflettere l’alta considerazione che il Massimo, rispetto al minimo che lo circonda, nutre per le proprie capacità politiche ed intellettuali, in conseguenza dell’aver studiato, pur senza laurearsi, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, la meglio università d’Italia. Poco importa, comunque. Come diceva un aristocratico piemontese, le persone si dividono in due categorie: i nobili e quelli che hanno la laurea. Ma senza sangue blu e senza laurea come si può fare? Intanto si può cercare di essere cooptati nei “Salotti Buoni” dove si incontrano appunto gli esponenti dei cosiddetti “Poteri Forti”. E D’Alema cercò, in passato, di ottenerne se non proprio i favori quanto meno la benevolenza. Il giorno dopo essere stato nominato presidente del Consiglio, D’Alema volò infatti a Londra per rassicurare gli gnomi della City, i poteri forti “anglofoni”, ben più forti di quelli italioti, che lui ormai era un liberale, pardon un liberista. Infatti, lui un comunista nell’animo lo è ancora rimasto, come dimostrano le sue sdegnate reazioni alle critiche. E come liberista era è più che pronto ad andare avanti con le privatizzazioni. Come poi fu. Così se gli iscritti al PD, anche quelli di tradizione comunista, votano in maggioranza per un politico che si rifà ad un area ex democristiana, come Renzi, D’Alema, unitamente ai suoi seguaci, i pochi che non hanno già fatto il salto della quaglia, deve prendersela soltanto con se stesso. A lui si deve infatti imputare la responsabilità di avere affossato la tradizione di sinistra in Italia. Quella socialista ovviamente. Prima attraverso i giudici, poi attraverso i compromessi. Diceva Marco Travaglio nel 2004 che quelli del PD, in particolare i dalemiani, erano entrati a Palazzo Chigi con le pezze al culo e ne erano usciti con i miliardi. La citazione non sarà esatta ma il senso è quello. Come ci sono riusciti? Di conseguenza, D’Alema non ha i titoli per criticare Renzi che già di per sé è abbastanza criticabile, soprattutto perché è stato lui medesimo a gettare le premesse per la trasformazione del PCI-PD-DS, poi PD, nella nuova Democrazia Cristiana. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=22678#sthash.vbgRkehc.dpuf

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