"Preparatevi a un -25%". Parola di esperto - di Rossana Prezioso

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Le due sponde dell’oceano che si confermano sempre di più anche due strade in divergenza, anche se non costante. Da una parte un’economia, quella Usa, sul filo del nervosismo per l’arrivo, ora dei dati macro, ora delle dichiarazioni dei funzionari Fed, ora delle valutazioni sui nuovi posti di lavoro, ma che, nonostante tutto resta tarata sulla modalità ottimista. Come (Swiss: CADN.SW -notizie) anche in Italia. Infatti anche in Italia, l’ottimismo continua, su base generale, ben lontano, tra l’altro, dalla paura di ipercomprato che potrebbe coinvolgere chi “teme” un traguardo dei 22mila punti come possibile a breve. Eppure sia Piazza Affari saranno legate, per un bel po’ di tempo, da un elemento che ormai accomuna tutte le piazze di scambio: la volatilità.

Quella che si apre è una settimana importante per i mercati per diversi motivi. In primis per la serie di dati Pmi che, da un po’ tutte le parti, permetteranno di avere un quadro più chiaro e più ampio della situazione economica effettiva di panorami caldi come la Cina (recentemente sotto i riflettori non solo per la sua scalata agli energetici italiani, ma anche per le voci che vogliono una serie di stimoli economici, anche se non ben precisati), l’Europa e gli Usa (con Wall Street che sta iniziando a evidenziare ben più di una crepa), senza contare anche i vari mercati emergenti in stile Brasile o Turchia, tra l’altro reduce dalle elezioni attese e temute da gran parte dell’opinione pubblica europea, spaventata dalle ultime mosse di Erdogan il quale ha iniziato a mettere vari filtri di censura al web proprio alla vigilia delle consultazioni elettorali. Ma facciamo un attimo un passo indietro in quella sopra citata Wall Street che guarda sempre con più ansia ai dati macro per capire come e quando (ma soprattutto se) la marea che finora ha tenuto a galla tutti, continuerà a farlo anche quando calerà di volume (e a breve scomparirà del tutto), sempre in attesa di quel dato più sensibile degli altri sui nuovi posti di lavoro e per il quale il consensus viaggia sui 200mila.

Un’accelerazione rispetto alle ultime rivelazioni, dettata da quel famoso bel tempo che, invece, dovrebbe aver rivelato (ma sarebbe più giusto dire scoperto) agli investitori un altro pilastro fondamentale della forza dell’economia. Infatti se fino ad oggi la scusa delle intemperie poteva ancora reggere, ora è arrivato a tutti gli effetti il momento della verità In caso di dati negativi, infatti, ombre ben più fosche si addenseranno all’orizzonte, visto che adesso l’alibi morale (e materiale) è venuto meno. Per il momento l’ottimismo sembra essere quello che aleggia tra gli esperti, ma non tra tutti. Infatti non è solo ai dati del lavoro che Wall Street dovrà guardare. La marea che finora, appunto, ha tenuto a galla tutti, a prescindere dalle loro effettive capacità di navigare le tempestose acque dei mercati, si sta ritirando con una velocità che gli stessi operatori speravano più rallentata, con un taglio continuato di 10 miliardi nelle ultime tre sedute, cosa che ha portato a 55 miliardi di dollari l’importo del QE, o di quello che ne rimane. Non solo, ma la prospettiva del rialzo dei tassi, il vero nervo scoperto per chi ormai era abituato a indebitasi con poco rischio, ha visto anch’essa un’accelerazione: sei mesi dalla fine del tapering ovvero, ancora un anno di tempo. Nel migliore dei casi. Da qui la paura: chi riuscirà a sopravvivere all’urto? In tanti, di sicuro, tutti quelli che fino ad oggi hanno pensato di sfruttare la situazione per rafforzare la propria posizione. Ma non sono pochi coloro che, dall’altra parte, rischiano. E anche tanto. Un quarto del valore infatti è a rischio a Wall Street, secondo Jay Jordanè , fondatore della Jordan Company, che ha lanciato un vero e proprio anatema, dal momento che non solo la previsione risulta essere particolarmente pesante, con un -25%, ma anche estrema, essendo estesa a tutte le classi di investimento. Un esempio? I mercati emergenti: ciò che è accaduto a loro accadrà presto anche a Washington. Il che non sembra affatto tranquillizzante come prospettiva. Il ragionamento parte dall’ormai nota presa di coscienza di un rigonfiamento eccessivo dei prezzi sull’azionario (ma anche sul resto degli assett) al limite della bolla, nato dalle politiche di sostegno della Fed, protrattesi ormai per oltre 5 anni e che alla fine, se non la sola benzina di questo longevo mercato toro, ne sono state sicuramente un ottimo coadiuvante. ma per cento potrebbe essere esteso a tutte le classi di attività. Tendenzialmente pessimista, ma con cifre un poò più basse, anche Lawrence Bossidy , ex CEO di Honeywell, il quale sottolinea un altro elemento che potrebbe verificarsi a breve: la confusione sui mercati dettata anche dalla necessità della Federal Reserve di di riequilibrare il suo bilancio con oltre 3.500 miliardi di dollari.

Come evitarlo? Secondo Jordan potrebbe tornare utile un rimedio che nel recente passato si era prospettato per la Bce (Berlino: BCE1.BE - notizie) (la quale, a sua volta secondo indiscrezioni di stampa del settimanale tedesco Der Spiegel, dovrebbe rialzare i tassi entro un anno) e cioè l’interesse negativo per i depositi presenti alla banca centrale, cosa che porterebbe a smobilitare nuovamente capitali da parte degli istituti di credito.

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