Pensioni: tagli in vista

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

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Il piano di riduzione degli assegni ideato dal commissario Carlo Cottarelli

Nella spending review del governo, cioè il piano di revisione della spesa pubblica elaborato dal commissario Carlo Cottarelli, c’è una voce che da sola, nel 2014, vale circa 1,8 miliardi di euro. Si tratta del capitolo-pensioni, che torna sempre a intervalli regolari ogni volta che c’è da trovare risorse nel grande calderone del bilancio statale italiano.

Il premier Matteo Renzi ha escluso per il momento di voler dare una sforbiciata consistente agli assegni previdenziali, almeno a quelli al di sotto dei 3mila euro (non si sa bene se lordi o netti). Tuttavia, nel piano di tagli presentato da Cottarelli, le pensioni ci sono, eccome. Già da quest’anno, per esempio, si prevede un risparmio di 200 milioni di euro grazie alla revisione delle rendite previdenziali di guerra, che vengono liquidate agli eredi di chi ha subito menomazioni o è deceduto in un evento bellico. Altri 200 milioni, invece, arriveranno con una modifica dei requisiti contributivi per le lavoratici donne che oggi, indipendentemente dall’età, possono ritirarsi dal lavoro 12 mesi prima degli uomini, cioè con un’anzianità di carriera di 41 anni e mezzo, anziché con 42 anni e sei mesi.

Ma la voce più importante, che dovrebbe generare da solarisparmi per 1,4 miliardi già nel 2014, è l’introduzione di un contributo di solidarietà “sugli assegni Inps più alti”. Si tratta di una espressione un po’ criptica, che può significare tutto e niente. Quali sono, viene infatti da chiedersi, le pensioni più alte? Cottarelli non ha indicato di preciso l’asticella attorno alla quale fissare i tagli ma, più genericamente, ha detto che l’eventuale contributo potrebbe interessare non più del 15% degli assegni attualmente erogati dall’Istituto Nazionale della Previdenza. Poiché oltre il 90% degli anziani a riposo prende una pensione al di sotto dei 2.500 euro lordi, molti giornali sono giunti a una conclusione: la spending review rischia di andare a toccare le rendite comprese tra 2mila e 2.400 euro lordi che, al netto delle tasse, corrispondono a un importo compreso tra 1.550 e poco meno di 1.800 euro al mese. Il che, ha provocato subito la reazione dei sindacati e in particolare della Cgil (che ha chiesto di alzare il tetto dei tagli). Poi, è arrivata la smentita di Renzi, che ha appunto escluso un intervento sugli assegni inferiori a 3mila euro mensili.

La materia è dunque molto delicata, visto che le pensioni oltre un certo importo sono già state decurtate dal governo Letta, con un intervento che ha fatto molto discutere. Non è escluso, dunque, che il governo decida di battere qualche strada alternativa. Un’ipotesi che circola è che i tagli vengano concentrati soltanto sugli assegni il cui ammontare risulta sproporzionato rispetto alla contribuzione versata durante la carriera. Un’altra soluzione possibile è che vi sia un blocco significativo della perequazione automatica, cioè dell’aumento previsto ogni anno per gli assegni Inps, che vengono rivalutati in base all’inflazione dei 12 mesi precedenti. A dire il vero, la perequazione automatica è già stata congelata (in parte)  negli anni scorsi, prima per mano governo Monti e poi, in forma più attenuata, anche per volontà governo Letta. Ora, pure l’esecutivo guidato da Matteo Renzi potrebbe procedere in questa direzione, bloccando le rivalutazioni degli assegni che superano una determinata soglia. Si tratta però di una misura che avrebbe effetti non prima del 2015, poiché gli aumenti del 2014 sono già entrati a regime.

Fonte: Panorama


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