Nuovi venti di guerra agitano i mercati - di Loretta Napoleoni

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http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgMercati finanziari in subbuglio per tutta la settimana a causa della guerra civile in Siria. Per la prima volta in due anni, le vittime di questo conflitto hanno avuto un impatto negativo su tutte le piazze affari del villaggio globale. Sono bastate le parole durissime che Obama ha espresso nei confronti del regime siriano - accusato di aver usato armi di distruzione di massa, armi chimiche, contro i propri cittadini -, minacce condivise dal premier britannico, David Cameroon, che si è detto pronto a bombardare il regime siriano, per far schizzare il prezzo del petrolio ai massimi storici degli ultimi due anni e ha far ripartire la galoppata verso l'alto delle quotazioni dell'oro.
Improvvisamente il mondo si è ritrovato prigioniero di un terrificante déjà-vu, che lo ha riportato indietro di dieci anni, alla vigilia dell'invasione dell'Iraq. E il malessere prodotto ha fatto crollare le quotazioni in borsa e fomentato la corsa ai beni rifugio come l'oro. Nessuno si aspettava di dover fronteggiare una nuova crisi simile a quella irachena, ma è successo. E la risposta dei mercati, come quella della stragrande maggioranza dell'opinione pubblica occidentale, è stata di nuovo negativa. Questa volta però il parlamento britannico non l'ha ignorata, al contrario si è schierato contro il proprio primo ministro ed il presidente americano, un tempo definito "presidente della speranza".
L'asse Washington-Londra oggi non esiste e la tattica della paura non funziona più. Ce ne siamo accorti tutti quando il primo ministro britannico si è rimangiato le parole di sostegno per l'iniziativa bellica di Obama. Questa settimana non si va in guerra, ecco il verdetto del parlamento britannico, parole che hanno riportato la calma sui mercati. Ma non è detto che questa posizione "pacifista" durerà. Nell'immediato futuro l'intervento armato in Siria rimane una possibilità con o senza l'approvazione delle Nazioni Unite e, chissà, forse anche senza l'appoggio del parlamento di sua maestà. Uno scenario che non ha alcun senso secondo molti parlamentari britannici.
Come ha spiegato uno di loro la questione siriana deve essere risolta dalla Lega Araba, non dalle potenze occidentali. Se così non fosse allora perché queste nazioni continuano ad armare fino ai denti Paesi come l'Arabia Saudita? Ecco una domanda alla quale né Londra né Washington vogliono rispondere.
Fonte: http://www.caffe.ch/stories/numeri/44232_nuovi_venti_di_guerra_agitano_i_mercati/

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