Money for nothing - di Andrea Strozzi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://llht.files.wordpress.com/2013/10/rtr3fl4o.jpg?w=500&h=360Quanti di voi lo sanno? Quanti canali mainstream ve l’hanno detto? Quanti blog vi hanno invitato a riflettere su questa iniziativa?

Dopo il referendum dello scorso marzo che ha approvato il tetto agli stipendi dei manager (vinto con il 67% dai “sì”, che inoltre – per la prima volta nella storia della confederazione elvetica – hanno trionfato trasversalmente su tutti i 24 cantoni), la Svizzera continua a stupire l’Europa con un’iniziativa a dir poco sensazionale: due venerdì fa, il 4 ottobre, un gigantesco camion ribaltabile ha raggiunto la piazza del Parlamento di Berna e – davanti a una folla di cittadini increduli – ha scaricato a terra otto milioni di monetine da 5 cinque centesimi (pari a circa 325mila Euro). Obiettivo: regalare simbolicamente 5 centesimi a ogni abitante della confederazione.

In previsione di una prossima consultazione popolare in merito, l’iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica svizzera (e, per estensione, dell’intera comunità europea, qualora qualcuno si degnasse di metterla in risalto…) sul cosiddetto reddito di cittadinanza, tema tanto di moda e, per questo, ”accarezzato” di questi tempi anche da tanti politici nostrani. Nuovi e meno nuovi.

Come al solito, avendo questo tema ripercussioni assai empiriche su quella che io definisco “vita low” (un reddito di base, garantito incondizionatamente a chiunque, aprirebbe infatti prospettive inimmaginabili, in termini di stili di vita adottabili), proverò ad affrontarlo percorrendolo con le istanze da sempre care ad LLHT. Andiamo con ordine…

Come qualcuno di voi forse sa, i dieci italiani più ricchi possiedono una ricchezza equivalente a quella dei tre milioni di italiani più poveri (lo dice la Banca d’Italia, non Vanity Fair…). Se, come da decenni ci insegnano le dottrine neoliberiste, la ricchezza e il successo sono il metro di misura del valore, potremmo bellamente liberarci di decine di milioni di italiani, guadagnandone in qualità e prestigio! Come? Semplice. Ad esempio:

  • Adottando – come è già avvenuto in tutto l’Occidente – misure sempre più inclini ad aumentare le sperequazioni distributive;
  • Concentrando il potere nelle mani della finanza internazionale e di spregiudicati oligopolisti;
  • Estromettendo dalle grandi decisioni socio-politiche intere popolazioni (come è infatti stato, ad esempio, per la creazione dell’Unione Europea, sulla quale nessun cittadino europeo ha finora potuto esprimersi).

Non la farò molto lunga, a questo punto. Anche perché, più che in altre circostanze, vorrei che foste principalmente voi a far sentire la vostra voce sulla questione. Non esitate a esprimere opinioni che potrebbero sembrarvi anche fuori tema o inadeguate: in fondo anch’io, sulla questione specifica, so di non avere le idee chiarissime e – anche seguendo i consigli di alcuni di voi emersi in risposta all’ultimo post – sto quindi solo provando a disegnare, in base alle mie conoscenze e ad una qualche forma di intuito, quello che potrebbe essere un futuro plausibile per le politiche economiche e sociali europee.

Ispirandomi sempre agli attualissimi e intramontabili postulati di Ivan Illich e di Zygmunt Bauman, lo scollamento (a cui si è assistito nell’intero dopoguerra) tra i bisogni primari dell’individuo (nutrirsi, curarsi e riprodursi) e i fabbisogni indotti dal sistema capitalistico (fondato sul consumismo compulsivo, foraggiato dalla seduzione di bisogni essenzialmente illusori), ha implicitamente avviato una divaricazione sociale senza precedenti: una divaricazione che, se inizialmente è sempre stata “solo” sociale, decisionale e professionale, ora sta diventando – ed è questo il suo stadio terminale – anche economica, cioè di sussistenza.

Come argomenta il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, dagli anni Settanta ad oggi la produttività del lavoro (in America e in tutto l’Occidente) è cresciuta molto più rapidamente dei salari reali. Il problema è tutto qui, è facile da capire: per soddisfare un medesimo livello di “fabbisogni”, si è via via reso necessario un minor numero di lavoratori. E’ di una ovvietà sconcertante…

Capirete dunque allora perché:

  • da qualche decennio, il mercato si sta dannando per inventarsi continuamente nuove seduzioni commerciali con cui irretirci e intrappolarci (marketing virale, obsolescenza programmata, digital-economy…);
  • una disoccupazione giovanile del 40% (non solo qui, ma in tutto il mondo) non è da considerarsi un’emergenza, ma un fenomeno strutturale, con buona pace di Letta, Alfano, Renzi, Squinzi e delle loro struggenti dichiarazioni deamicisiane…;

Il quadro è allarmante, non sto dicendo il contrario! Allora, tornando al tema principale di questo post, cioè il reddito di cittadinanza, io credo, molto semplicemente, che:

  1. Esso NON sia la soluzione per risolvere il problema del sostentamento di milioni di cittadini italiani ed europei. Quei soldi, infatti, da qualche parte dovranno pur provenire e, a meno che i grandi potentati economici riscoprano improvvisamente una loro natura filantropica, tale soluzione non è percorribile. La soluzione, a mio modo di vedere, potrà solo passare per una radicale ripianificazione dei paradigmi consumistici occidentali.
  2. Qualora invece l’introduzione di un salario minimo garantito (e incondizionato) si renda prima o poi possibile, credo che l’impatto sociale di medio-lungo termine non potrà che essere quello di emarginare ancora di più i cittadini dai processi decisionali, relegandoli a una dimensione di sussistenza programmata e innocua per il Vero Potere. In quanto, come ripete a sfinimento e a mò di mantra lo stesso Bauman, la Politica è locale, il Potere è globale. In altre parole, se il capitalismo selvaggio (prima mercantile e ora finanziario) ha prodotto le ben note sperequazioni distributive che conosciamo (si veda il solito “La misura dell’anima“), consentendo a dieci individui di detenere la ricchezza di tre milioni di connazionali, credo che un istituto come quello del reddito di cittadinanza, potrebbe avere l’effetto – alla lunga – di “istituzionalizzare” questa sperequazione, sancendone in qualche modo i presupposti di esclusività sociale e, in ultima istanza, spianando ulteriormente la strada alle elite tecnocratiche dominanti.

Fantasociologia? Vedremo.

 

Come sempre, se lo fate girare potrebbe essere utile… Ciao.

PS. La clip integrale dell’iniziativa è consultabile qui.

Fonte: llht

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