Minijobs - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgPer un numero crescente di tedeschi "jobwunder", il miracolo economico della Germania è un'illusione che si sta trasformando in un incubo. Nonostante le statistiche dicano che la disoccupazione è sotto il 7%, uno ogni cinque lavoratori, e cioè 7,4 milioni di tedeschi, ha un mini-lavoro; una forma di occupazione marginale, che non offre alcun beneficio, come le pensioni, e che permette di guadagnare 450 euro al mese senza dover pagare le tasse.
Spesso descritto anche come "McJob", in relazione alla catena dei McDonalds, questo tipo di lavoro è stato introdotto nel 2003 dall'allora cancelliere Gerhard Schröder quale parte di una riforma più ampia del mercato del lavoro. L'obiettivo era rendere quest'ultimo più flessibile in un momento particolarmente difficile per l'economia tedesca. In altre parole, si voleva tenere sotto controllo il costo del lavoro e offrire una maggiore flessibilità ai lavoratori. In questo modo si è anche evitato di introdurre il minimo salariale, che in Germania non esiste.
In effetti i mini-lavori sono diventati popolari tra le massaie e gli studenti, che altrimenti non avrebbero avuto accesso al mercato del lavoro. Allo stesso tempo l'esenzione dalle tasse ha reso questo tipo di contratto particolarmente attraente per la piccola e media industria, i servizi e la ristorazione. Grazie ai mini-lavori, ad esempio, si possono assumere camerieri soltanto per una fascia oraria, all'ora di pranzo e di cena.
Il problema è sorto quando si è iniziato ad abusarne, e quando l'incentivo fiscale è diventato un ostacolo per la ricerca di un lavoro a tempo pieno da parte del lavoratore. Da una parte, infatti, i datori di lavoro non sono incentivati a trasformare questi contratti in contratti di lavoro regolari e dall'altra i lavoratori non hanno alcun interesse a lavorare di più, perché ciò comporterebbe un guadagno minore in quanto il salario verrebbe tassato. Così i mini-lavori sono diventati lavori-senza-uscita.
Il partito dei Verdi ha proposto di limitare la quota di salario esentasse a cento euro al mese, per incoraggiare i lavoratori a cercarsi un'occupazione a tempo pieno, ma i partiti della coalizione hanno bocciato questa proposta tacciandola di populismo. Secondo uno studio del ministero tedesco  degli Affari della famiglia, molte donne sono intrappolate nei mini-lavori, che ha definito "un programma che crea una dipendenza ed impotenza permanente per l'occupazione femminile". Circa due terzi dei contratti per mini-lavori sono sottoscritti da donne, spesso senza qualificazione, impiegate nel settore dei servizi, delle costruzioni, negli ospedali e nel catering.
Per molti l'avvento dei mini-lavori ha rotto i cardini del contratto sociale tedesco, perché ha fatto divaricare la forbice dei redditi; un fenomeno tristemente popolare nel resto d'Europa, ma fortemente ostacolato fino agli anni 2000 dai governi tedeschi. Il ministero del Lavoro ha calcolato che, tra il 1999 ed il 2010, i contributi dei lavoratori con salari maggiori , per il sistema di sicurezza sociale, sono aumentati del 25% mentre quelli dei redditi più bassi sono saliti soltanto del 7,5%. Se calcoliamo che durante quel periodo l'inflazione in Germania era pari al 18%, è chiaro che i salari più bassi hanno perso una considerevole fetta di potere d'acquisto. Durante lo stesso periodo il Pil è cresciuto del 13,5% al netto dell'inflazione; ciò significa che una fetta della popolazione attiva non ha goduto affatto della crescita. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di deflazione interna, simile alla formula applicata alla Grecia per far ripartire l'economia.
In Germania è possibile sottopagare chi ha un mini-lavoro. La proposta del Partito socialdemocratico di introdurre il minimo salariale, fissandolo a 8,5 euro l'ora, non ha avuto molto successo e difficilmente verrà votata perchè scardinerebbe il sistema occupazionale tedesco. Il miracolo economico di Berlino è composto da 41 milioni di lavoratori di cui, però, soltanto 29 milioni hanno un lavoro fisso e a tempo pieno, il resto o è impegnato nei mini-lavori o è un libero professionista.
L'ostilità della Merkel al salario minimo potrebbe essere un grosso errore, perché la Germania si sta impoverendo. Ad aprile la Banca centrale europea ha pubblicato una ricerca sul reddito medio nei Paesi dell'Ue. Da questa risulta che quello delle famiglie tedesche è inferiore a quello greco. Sebbene in termini di Pil la Germania non sia un Paese povero, il 25% della popolazione attiva guadagna meno di 9,54 euro l'ora. In Europa soltanto la Lituania ha una percentuale più alta di lavoratori con un reddito tanto basso. In Germania i salari reali sono rimasti fermi dagli anni Novanta e tra il 2004 ed il 2011 sono scesi del 2,9%. La povertà avanza di pari passo con la sperequazione dei redditi ad una velocità superiore al resto dell'economia europea. Se questo è un miracolo, allora forse è meglio non esserne i beneficiari.
Fonte: www.caffe.ch

Commenta il post