Le ferrovie statunitensi " ingolfate" dal petrolio - di Loretta Napoleoni

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http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgProcede come un treno il boom energetico americano. Nel 2008 la produzione di petrolio era scesa ai minimi storici, 5 milioni di barili al giorno, tanto che molti erano convinti che gli Stati Uniti fossero destinati a rimanere dipendenti dal vicino Canada. Ma l'uso di una nuova tecnologia, il cosiddetto fracking, che ha permesso di estrarre petrolio e gas naturale dalle falde rocciose, ha cambiato radicalmente la situazione.
A metà del 2013 la produzione di petrolio nazionale è salita a 7,5 milioni di barili al giorno e nuovi Stati si sono aggiunti alla lista dei produttori, primo fra tutti il Nord Dakota, che nel 2011 ha sorpassato sia l'Alaska che la California, diventando dopo il Texas il maggior produttore petrolifero nazionale (900.000 barili al giorno a metà del 2013).
Il rinascimento energetico statunitense, questa la dizione preferita dai produttori, non è però stato accompagnato da una crescita altrettanto rapida nel settore delle infrastrutture necessarie per la commercializzazione. Mancano gli oleodotti ed i permessi per costruirli richiedono lunghe e farraginose procedure burocratiche, nel breve periodo l'unica alternativa è utilizzare la rete ferroviaria. Per avere un'idea dell'aumento della domanda di trasporti bastano due cifre: nel 2008 le compagnie ferroviarie hanno trasportato 9.500 vagoni di petrolio, nel 2013 questa cifra è salita a 400 mila.
Da almeno due anni il sistema dei trasporti su rotaia è sfruttato al massimo della capacità, sebbene non sia strutturato per gestire volumi elevati di un prodotto come il petrolio, molto infiammabile. Secondo l'Association of American Railroads, gli Stati Uniti dispongono di circa 92.000 vagoni che al momento trasportano questo materiale, ma solo 14.000 sono costruiti secondo gli standard moderni di sicurezza. Ed infatti nel 2013 si sono verificati ben quattro incidenti mortali, l'ultimo nel Nord Dakota fortunatamente è avvenuto a due chilometri dalla stazione di una piccola città.
L'industria petrolifera è considerata responsabile di questi disastri e nell'attesa che i permessi vengano concessi e gli oleodotti costruiti (il Nord Dakota si trova al centro degli Stati Uniti al confine con il Canada, quindi per raggiungere una delle due coste l'oleodotto dovrà attraversare diversi Stati) è probabile che le società petrolifere investano nel trasporto su rotaie. Una decisione dettata dalle nuove regole di sicurezza che i vari Stati attraverso i quali viaggia il petrolio stanno varando.
Fonte: www.caffe.ch

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