La vera storia degli 80 euro fra Renzi, Padòan, Cottarelli e Napolitano

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

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Cari lettori, lo so di essere monotono, scusatemi per questo, ma non è colpa mia, io continuerò, finché deciderò di lottare per una Italia migliore, ad evidenziare le assurdità ed i pericoli ai quali stiamo andando incontro.

Stiamo infatti andando verso la rovina, l’Italia è governata in questo momento da degli incapaci, ed in particolare abbiamo un Premier che fa ridere, o meglio, farebbe ridere se non ci fosse da piangere.

Questo pensa di essere in un videogioco, nel quale uno precipita dal decimo piano, si sfracella al suolo, ma poi si alza immediatamente pronto ancora all’azione perché lo scopo è sconfiggere i nemici.

Senza farla tanto lunga, vi ho sempre detto che guidare uno Stato è un po’ come essere a capo di una famiglia, occorre innanzitutto avere il senso della misura e non fare mai il passo più lungo della gamba, perché non c’è soltanto da far quadrare un bilancio (anche se naturalmente ciò è importante), ma anche far crescere i figli ben educati e prepararli alla vita, visto che saranno poi loro a dover diventare “educatori”.

Ora, solo per fare un esempio emblematico, che razza di padre è uno che promette di dare al figlio 1.000 euro se non ha in tasca un centesimo e non ha la più pallida idea di dove andarli a prendere?

Perché questo è accaduto quando Renzi si è presentato davanti alle telecamere dicendo che avrebbe dato mille euro l’anno ai lavoratori dipendenti.

NON AVEVA LA MINIMA IDEA DI DOVE ANDARE A PRENDERE I SOLDI!!!!

Ed allora ecco come è andata (un po’ romanzata da me)

Dopo l’annuncio delle “slide” passarono un po’ di giorni e Renzi andò da Padòan (che ovviamente si aspettava quella visita) e gli chiese: “Per favore, trovami questi soldi, altrimenti faccio una figura di merda”. La risposta di Padòan lo raggelò “Cara al me bel putin (non si riferiva al Presidente russo, ma viste le origini venete sovente usa il dialetto) qua de schei non ghe né” ossia “Mio caro bambino, qua, soldi, non ce ne sono”.

Ed allora Renzi che cominciava ad essere disperato andò da Cottarelli implorandolo di trovargli i soldi, sempre per fargli evitare una figura di merda.

E Cottarelli, preso da compassione gli disse “Vedo quel che posso fare, ma 10 miliardi non li trovo né ora né mai” e Renzi “Ma no, per quest’anno ne bastano poco più di sei”.

“Per quest’anno non ne trovo nemmeno la metà … forse l’anno prossimo …” rispose Cottarelli.

“Ed allora dimmi per quest’anno quanto mi trovi? Dimmi quanto?” implorava Renzi

“Un miliardo e mezzo” fu la risposta di Cottarelli.

I giorni passavano e Renzi era sempre più disperato ritornò da Padòan, stavolta piangendo e disse “Dobbiamo trovare 5 miliardi, Cottarelli ne trova al massimo uno e mezzo, ti prego, ti scongiuro, trovameli e ti prometto che mai più farò una bischerata del genere”

Ed allora Padòan colto da commozione vedendo “il bambino” in lacrime, disse “Lasciami pensare un po’ … mumble mumble … beh abbiamo appena regalato un bel po’ di miliardi alle Banche con la storia delle azioni Bankitalia, chiederò a loro di contribuire, e poi sentiamo gli altri Ministri se riesco a racimolare qualcosa”.

Padòan fece un rapido giro di telefonate soprattutto ai Ministri che gestiscono la parte più corposa della spesa pubblica, ma le risposte furono unanimi, in particolare la Lorenzin (quella della Salute) fu particolarmente dura e con il forte accento romano che la contraddistingue rispose “Non me ne fotte un cazzo di Renzi, se quello è così scemo da promettere 80 euro a tutti li tiri fuori lui i soldi, se anche fa una figura di merda a me non me ne fotte nulla, dal mio Ministero non salta fuori nemmeno un euro altrimenti faccio saltare il Governo”.

Per Renzi era la disperazione, mancavano pochissimi giorni alla data nella quale avrebbe dovuto annunciare le coperture agli 80 euro e dei soldi nemmeno l’ombra, allora la scadenza viene posticipata alla settimana successiva, ma naturalmente in quei giorni la situazione non cambia.

Non c’è più tempo, anzi, forse siamo già fuori tempo massimo per permettere ai datori di lavoro di erogare gli 80 euro nelle buste paga di maggio, Renzi è da alcuni giorni rinchiuso a Palazzo Chigi più disperato che mai.

E’ il giorno dell’annuncio, passano le ore e Renzi non esce, è angosciato cerca una soluzione dell’ultimo minuto, ma non ce ne sono, e allora Padòan gli dice “Senti non puoi più aspettare, tanto la figura di merda l’hai già fatta, vai fuori dai giornalisti dì che 1,5 miliardi te li dà Cottarelli, 1,8 miliardi li prendiamo dalle Banche e per il resto inventati una supercazzola, sei o non sei un toscano, e allora … dai … vai”.

E così Renzi si presenta davanti ai giornalisti e fa come gli aveva consigliato Padòan, i giornalisti, che ormai sono abituati alle supercazzole, non ci fanno più neppure caso e così non fanno domande in merito.

Finisce qui?

No!

Perché ovviamente il tutto deve passare alla firma di Napolitano, il quale è sì un po’ anzianotto, ma rincitrullito no!

Per cui chiama al Quirinale Padòan e gli dice “Ma che razza di porcheria mi portate da firmare?”

E Padòan “Lo so Presidente, ma che ci posso fare? Il piccolo ha fatto quella cazzata ed io cosa potevo fare? Vedi tu se vuoi firmare firma, altrimenti andiamo tutti a casa e non se ne parla più, siete stati voi, mica io, a mettere quello lì come Presidente del Consiglio!”

E come dare torto a Padòan?

Napolitano turandosi naso, bocca e orecchie firma quel decreto.

La morale di questa storia?

Semplice.

In posti di responsabilità, se dovete scegliere chi mettere tra un disonesto ed un grullo, scegliete il primo, certamente vi farà meno danni.

Giancarlo Marcotti 

 

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