La ripresa c'è, ma non per tutti - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgA giugno la produzione industriale tedesca è salita del 2,4% mentre la maggior parte degli economisti si aspettava un modestissimo 0,3%. È bastata questa previsione "sbagliata" per far gridare a tutti, e a gran voce,  che la recessione europea è terminata. Persino sulle pagine dei quotidiani americani sono comparsi titoli trionfali riguardo all'economia del Vecchio Continente e ci si è rallegrati anche a Wall Street, al momento preoccupatissima a causa della volontà della Federal Reserve di ridurre il volume di dollari che stampa ogni mese per sostenere la ripresa economica.
Gli ottimisti additano una manciata di indicatori che, secondo loro, confermano la ripresa: la Banca d'Inghilterra ha rivisto in positivo le previsioni di crescita per il 2013, l'indice di disoccupazione portoghese ha smesso di crescere e, per la prima volta in due anni ,ha subito un piccolissima flessione. Qualcuno parla anche di segnali di ripresa in Spagna ed in Italia, ma si tratta solo di un modestissimo rallentamento della contrazione economica.
Il problema dell'eurozona rimane l'altissimo tasso di disoccupazione, specialmente quello giovanile, nei Paesi più colpiti dalla recessione: Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda, ma anche Francia e Gran Bretagna - che non fa parte di Eurolandia - sono stati contagiati dalla stessa malattia. Difficilmente la locomotiva tedesca riuscirà a trainare l'occupazione di tutte queste nazioni. I dati europei mostrano una forte migrazione verso la Germania, la cui economia ha bisogno di manodopera esterna, ma i numeri dei disoccupati sono troppo elevati e la preparazione professionale di molti non adatta ai bisogni contingenti del Paese.
È possibile una ripresa economica senza un aumento dell'occupazione? Sembra un controsenso, eppure è quello che molti europei iniziano a chiedersi. E, ahimè, la risposta è sì. È possibile se l'economia dell'eurozona si ristrutturi, cosa che in fondo sta accadendo da diverso tempo: la Germania si è trasformata nella fabbrica dell'Unione e i Paesi della periferia nei mercati di sbocco. Un fenomeno che, come sappiamo, è stato alimentato dall'indebitamento eccessivo dei secondi e dalle linee di credito concesse dalle banche europee, con quelle tedesche in testa.
Oggi questa situazione non solo non è più sostenibile, non sussiste più. La Germania ha spostato il suo raggio di esportazione oltre Eurolandia e la periferia è destinata ad un lento ed inesorabile impoverimento. Ripresa dunque sì, ma non per tutti.
Fonte: www.caffe.ch

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