La disoccupazione italiana continua a crescere - di Marco Angelotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1372783418.jpgMaggio nero per la disoccupazione in Italia. Il numero dei senza lavoro sono è salito a 3,14 milioni, pari ad un12,2% della forza lavoro. C’è stato un aumento dello 0,2% rispetto ad aprile che rappresenta un aumento drammatico. Un trend negativo che continuerà per tutto il trimestre estivo. Confindustria spera che nell’ultimo trimestre si possa registrare una inversione di tendenza che, vista la situazione di sfascio generale del nostro Paese, non si capisce davvero come possa realizzarsi. A Viale dell’Astronomia ci si attacca alle previsioni dell’Ocse che parlano appunto di una ripresa in Europa e nel mondo che dovrebbe aversi appunto in autunno. Una ripresa che verrebbe favorita da una maggiore dinamicità nei Paesi emergenti, dalla ripresa in atto negli Stati Uniti e da quella del Giappone (che però deve scontare un livello abnorme del debito pubblico pari al 230%). Una ripresa che non dovrebbe risentire più di tanto del rallentamento in corso dell’economia dei cosiddetti Bric: Brasile, Russia, India e Cina.

E proprio dalla Cina arrivano i dati più contrastanti. Perché se è vero che l’economia cresce con tassi del 7%, è altrettanto vero che esistono enormi disparità economiche e sociali tra la classe dei nuovi ricchi e centinaia di milioni di persone costrette a ritmi di lavoro schiavistici e a salari da fame. Una situazione che minaccia ogni momento di esplodere e che soltanto l’apparato poliziesco del Partito Comunista ha impedito finora di emergere. Così pure la Cina, che nelle speranze di molti dovrebbe rappresentare l’ultima possibilità di riacchiappare il treno di una ripresa, finisce per rivelarsi potenzialmente quella che è: una tigre di carta, tanto per utilizzare un termine caro a Mao. Anche la Cina poi vanta una economia drogata, alimentata da un settore finanziario che, come quello americano, è gonfiato ogni oltre misura e continua a sostenere un sistema che, altrimenti, non sarebbe più in grado di sostenere i ritmi attuali. Così, l’Italia e l’Europa finite in crisi per la concorrenza scorretta praticata dalla Cina, grazie a costi del lavoro ridicoli, si trovano paradossalmente a dover sperare che il miracolo cinese duri il più possibile. Ma la realtà è che la disoccupazione che ha interessato i lavoratori migliaia e migliaia di piccole aziende, specie quelle del comparto tessile, è conseguenza di questa concorrenza cinese che è impossibile da contrastare. Sotto accusa deve essere messo il mercato globale nella accezione che ne danno i grandi gruppi industriali italiani e le aziende nazionali del lusso. Queste ultime, in particolare, devono le proprie recenti fortune alla domanda di beni provenienti dall’alta borghesia cinese che vuole in tal modo dimostrare e ostentare la propria ascesa sociale. Insomma, per aprire la strada del più grande mercato di sbocco del mondo a gruppi come Fiat e come Armani, tanto per citare quelli più noti, è stato necessario aprire le porte di quello italiano ai prodotti cinesi, realizzati grazie ad un costo del lavoro pari ad un ottavo di quello italiano. Così quando si sente dire che per riprendersi, e per dare occupazione, le imprese italiane dovrebbero investire sulla innovazione tecnologia, viene da ridere se non ci fosse da piangere. Con quali soldi le imprese italiane dovrebbero investire se le banche italiane si rifiutano testardamente di fare prestiti al settore produttivo, pur essendo piene di soldi? Eppure la Banca centrale europea ha prestato alle banche europee una barca di soldi. Quelle italiane hanno ricevuto 260 miliardi. Ed erano finalizzati a fare prestiti all’economia reale, famiglie e imprese. Ed invece le banche li hanno utilizzati per ricostituire il patrimonio intaccato da operazioni azzardate andate a male e da vere e proprie speculazioni. Da qui gli acquisti massicci di titoli di Stato che quantomeno hanno contribuito a tenere basso lo spread dei Btp decennali con i Bund tedeschi. E poi, diciamocelo pure, con quali tecnici e con quali ingegneri si può realizzare una innovazione vincente nelle industrie italiane se la Cina può disporre di milioni e milioni di ingegneri che, per la legge delle probabilità, sono avvantaggiati rispetto alle poche migliaia di quelli italiani? La realtà vera è che questo livello eclatante di disoccupazione in Italia, come in Europa, sembra essere fisiologico ai nuovi rapporti di forza che si stanno delineando sul panorama economico mondiale. Il trasferimento di tecnologia avanzata e quindi di ricchezza sulle due rive del Pacifico comporterà aumento di occupazione in Cina e in Giappone, come in California, e contraccolpi negativi in Europa. Un problema che non tocca però la Germania che può contare su un apparato industriale più solido del nostro e su una classe politica che, fin dai tempi della prima industrializzazione dell’800, ha dimostrato di essere ben determinata nel difendere gli interessi nazionali e di essere ben consapevole dei cambiamenti in corso nell’economia mondiale. Un sistema politico che ha aiutato il sistema industriale ad innovare e che oggi ne raccoglie i frutti tanto che l’economia tedesca è l’unica che in Europa riesca a crescere senza l’aiuto drogato esercitato dalla finanza. In Italia tutto questo è invece mancato con i governi preoccupati più che altro nel sostenere la Fiat nel suo progetto di abbandonare l’Italia e di difendere le rendite di posizione dei soliti noti. Con le conseguenze sull’occupazione che sono davanti agli occhi di tutti. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=22206#sthash.eqafujre.dpuf

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