L’ultima barzelletta sul fiscal compact (avviso per i genitori: contiene questioni tecniche) - di Gianfranco Visconti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.finansol.it/wp-content/uploads/2013/10/Immagine.jpgVorrei segnalare agli amici lettori di Finansol.it l’ultima discreta barzelletta sul Fiscal Compact (o Patto di Stabilità Europeo) che ho sentito nel corso della puntata di REPORT del 14 Ottobre ultimo scorso da almeno uno degli “autorevoli” economisti in essa intervistati e di cui ho saputo che sta rischiando di prendere piede fra le fesserie che girano sulla rete e sui media.

La storiella racconta che l’aggiustamento, cioè la diminuzione del debito pubblico eccessivo richiesta all’Italia a partire dal 2015 per venti anni (quindi fino al 2034) per scendere ad un debito pubblico che sia il 60% del Prodotto interno lordo (PIL), partendo da un debito che oggi è pari al 132% del PIL, non richiede un taglio del debito del 3,60% del PIL annuo per venti anni (dato che ci sono 72 punti di PIL da tagliare per scendere dal 132% al 60%), ma un taglio via via decrescente perché la ventesima parte (1/20) del debito da tagliare andrebbe ricalcolata ogni anno sul debito pubblico eccessivo residuo. Per esempio, il secondo anno la ventesima parte del debito da tagliare non si calcolerebbe sul 72% ma sul 68,4% di PIL che rappresenta il debito eccessivo.

Questa è una grossa stupidaggine perché, come dimostrano le due tabelle Excel allegate a questo articolo, così facendo, dopo venti anni rimarrebbe un debito eccessivo residuo da estinguere pari a 25,8 punti di PIL.

Purtroppo, quei 72 punti di PIL di debito eccessivo, come dimostra la seconda tabella, si annullano solo tagliando ogni anno per venti anni questo debito di 3,6 punti di PIL. La matematica non è un’opinione (di solito).

Ma, si diceva nelle interviste che ho sentito, “con un po’ di crescita ed un po’ di inflazione il rapporto debito / PIL si aggiusterà da solo (sottinteso: senza o con pochi sacrifici)”. E questa è la seconda barzelletta: come hanno dimostrato il Professor Monti ed il suo allievo Letta (ma anche il loro predecessore Berlusconi), le politiche di austerità necessarie a diminuire il debito producono recessione o, quando va bene, stagnazione, per cui non c’è la crescita e questo fatto blocca anche l’inflazione interna, per cui dovremmo ridurci a sperare nell’inflazione importata, per esempio, in un bello shock petrolifero come quelli degli anni settanta. La mente vacilla…

La realtà è che come ho detto diverse volte su finansol.it, il Fiscal Compact è inattuabile. Punto e basta.

Anzi, se vogliamo fare una considerazione finanziaria da palati fini o, almeno, non sballata, il primo anno di applicazione del Fiscal Compact (2015), la manovra di rientro non potrà essere solo di 3,60 punti di Pil, ma di (almeno) 6,60 punti di PIL, dovendo, per poter abbattere il debito, prima annullare il deficit annuo delle spese statali che, altrimenti, si sommerebbe al debito vanificando i sacrifici fatti per abbatterlo e che, oggi, è di poco superiore al 3% del PIL.

Ma siccome tutto questo non potrà che distruggere quel poco che resta dell’economia italiana, sarà inutile: dopo qualche anno ci ritroveremo un debito giapponese (oltre il 200% del PIL) senza gli strumenti che il Giappone ha per farvi fronte e governarlo in qualche modo.

In conclusione, l’unica strada è che il Governo Italiano vada in Europa e dica: noi il Fiscal Compact non possiamo rispettarlo, rinviamone sine die l’entrata in vigore e trattiamo su basi nuove il consolidamento della finanza pubblica, oppure non potremo che uscire dall’Euro.
Fonte: www.finansol.it

Commenta il post