L'Uganda contro i gay brucia aiuti miliardari - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgIn un gesto inusuale la Banca Mondiale ha congelato 90 milioni di dollari in aiuti all'Uganda per boicottare la legislazione anti-gay votata dal governo questa settimana. Gli aiuti dovevano completare i prestiti concessi nel 2010 alla sanità pubblica, in particolare erano diretti a migliorare le condizioni di arretratezza in cui stagna il settore della maternità. La Banca Mondiale deve ancora elargire all'Uganda 1,56 miliardi di dollari per progetti di sviluppo, è dunque possibile che, se la legislazione non viene eliminata, pure questi soldi siano congelati.
Partecipano al boicottaggio anche alcuni stati: la Danimarca ha cancellato 9,2 milioni di dollari in aiuti al governo per donarli ad organizzazioni non governamentali e la Norvegia ha sospeso 8,3 milioni di dollari. La Svezia sta revisionando il programma economico di sostegno all'Uganda e Richard Branson, capo del Virgin Group, ha incoraggiato il mondo degli affari a boicottare il Paese.
L'Uganda è considerata dalla Banca Mondiale una delle nazioni più povere e quindi dipendente dagli aiuti esteri. Con un reddito pro-capite di appena 506 dollari l'anno, questi contributi ammontano a circa il 20 per cento del bilancio annuale. L'economia (che ha un valore di circa 20 miliardi di dollari) è poco sviluppata e dipende dall'esportazione di alcuni prodotti, ad esempio il caffè. Ciò significa che il Paese importa gran parte di quello che consuma. Questo spiega il deficit della bilancia commerciale, che nel 2013 era pari al 4,1 per cento. Secondo il Fondo monetario internazionale nel 2014 quest'ultimo potrebbe salire al 13,4 per cento, contro le stime precedenti che lo fissavano al 9,9 per cento. Al momento l'inflazione è al 14 per cento ed il tasso di crescita si aggira intorno al 3,4 per cento, basso per una nazione in via di sviluppo.
L'economia arranca e forse questo è uno dei motivi della legislazione anti-gay. L'Uganda, come tutti i Paesi africani, è omofobica e criminalizzare i rapporti omosessuali distrae l'opinione pubblica dai problemi reali: cattiva gestione della cosa pubblica e corruzione. Non è la prima volta che tutto ciò succede, lo scorso mese la Nigeria ha varato una legislazione che restringe le libertà dei gay, nel 2013 la Russia ne ha introdotto un'altra che criminalizza la propaganda sessuale mentre la Corte suprema indiana ha votato una legge che vieta scene omosessuali nei film. Si tratta naturalmente di palliativi, alla fine tutti i nodi vengono al pettine. È, però, importante che l'opinione pubblica mondiale si rifiuti di essere complice di qualsiasi politica discriminatoria.

Fonte: www.caffe.ch

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