L’Irlanda si libera delle catene della Troika, ma non è ancora al sicuro - di Ambrose Evans-Pritchard

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://1.bp.blogspot.com/-Pdbv9bqJ5-M/Uran16RbguI/AAAAAAAACBg/6K0DoL9SGmA/s400/ireland_park_evening_two-strobes_02.jpgL’Irlanda sta per riconquistare la sua sovranità dopo tre anni sotto il controllo della Troika UE-FMI, il primo degli Stati in crisi dell’eurozona a tornare al libero mercato.
L’ormai paralizzata tigre celtica è stata sottoposta a controlli intrusivi dopo che un collasso bancario, nel novembre 2010, l’ha costretta a cercare un prestito di 78 miliardi di € dall’UE e dal Fondo Monetario Internazionale, che l’hanno costretta a tagliare i salari e a infliggere una stretta fiscale del 19% del PIL.
Il paese non si libererà da tutte le sue catene. Gli ispettori continueranno a effettuare controlli due volte l’anno “almeno”, fino al 2031, nell’ambito di un meccanismo di sorveglianza. L’Irlanda subirà imposizioni deflazionistiche vincolanti in accordo al Fiscal Compact europeo.
Additata come “allievo modello” dell’austerità UE, l’Irlanda ha “fatto i compiti a casa” stoicamente, senzaviolente manifestazioni di piazza o senza derive estremiste in politica, grazie alla stretta collaborazione tra sindacati, imprese e governo nazionale.
Gli esponenti politici europei hanno salutato la ripresa Irlandese come la rivincita della loro strategia di “svalutazione interna”, una politica di taglio ai salari finalizzata al recupero della competitività perduta all’interno dell’unione monetaria. Ciononostante rimane molto dubbio che l’Irlanda sia veramente uscita dal tunnel o che il suo percorso sia replicabile dai paesi mediterranei in crisi di debito.
L’Irlanda ha un settore di export molto competitivo, simile a quello delle cosiddette “tigri asiatiche”. E’ il frutto di una strategia industriale di 20 anni fa, che ha attirato imprese americane di software e farmaceutiche, e ha costruito un settore dei servizi finanziari. Le esportazioni sono pari al 108% del PIL, rispetto al 39% del Portogallo, 32% della Spagna, 30% dell’Italia e 27% della Grecia.
Questa vocazione al commercio rende molto più facile per l’Irlanda uscire dai suoi guai attraverso le esportazioni. Il surplus di partite correnti è del 4% del PIL, anche se quest’anno la scadenza dei brevetti del Viagra e del Lipitor ha tagliato le esportazioni del 17%.
L’Irlanda non ha una moneta sopravvalutata, al contrario del blocco latino europeo. La sua crisi ha avuto origine da una bolla del credito, causata da una politica monetaria super-allentata commisurata alle esigenze tedesche. La media dei tassi d’interesse reali è stata del – 1% per sette anni, un disastro per un’economia giovane e in rapida crescita.
L’Irlanda è più competitiva rispetto alla Germania, con un mercato del lavoro flessibile e una delle economie europee più dinamiche e aperte. Si piazza al 15° posto nell’indice della Banca Mondiale per la facilità di fare impresa, lo stato dell’eurozona meglio piazzato dopo la Finlandia, rispetto al 30° posto del Portogallo, 44° della Spagna, 73° dell’Italia e 78° della Grecia. Questo le dà un trampolino di lancio unico per la ripresa.
Ma nonostante tutto questo, a 5 anni dallo scoppio della crisi, il disavanzo di bilancio dell’Irlanda è ancora del 7.6% del PIL. Il debito pubblico è salito al 125%. La crescita è stata solo dello 0.2% nel 2012 e quest’anno poco di più. La produzione industriale è caduta del 7.5% in ottobre rispetto all’anno precedente, un promemoria di quanto la situazione rimanga precaria.
“L’Irlanda non ha alcuna crescita interna, ha il deficit di bilancio più alto d’Europa e livelli estremamente elevati di debito” ha detto Megan Greene, capo economista di Intelligence Maverick e membro del Trinity College di Dublino, “Lo stato è totalmente finanziato fino al 2015, ma alla fine si renderà necessaria una ristrutturazione del debito”.
Brendan Howlin, ministro delle finanze, ha detto che l’Irlanda ha 25 miliardi di euro in cassa, avendo approfittato dei tempi tranquilli per costruire un fondo di emergenza. I rendimenti delle obbligazioni irlandesi a 10 anni sono scesi al 3.46% da un picco del 14% alla fine del 2011, anche se Moody’s ancora classifica il debito irlandese come “spazzatura”, a causa dei timori che la crescita cronicamente bassa metta in pericolo la traiettoria del debito.
Questo accantonamento di sicurezza ha spinto l’Irlanda verso un’”uscita netta” dal controllo della Troika. Dublino ha rifiutato una linea di credito precauzionale dal fondo di salvataggio dell’UE (ESM), temendo le condizioni rigorose che sarebbero state chieste in cambio e un assalto alla sua aliquota fiscale del 12,5% sulle società. Tale linea di credito avrebbe richiesto un voto di approvazione del parlamento tedesco.
“Chiaramente, ci sono rischi nel tornare da soli sul mercato”, ha detto Colin Bermingham, di BNP Paribas. Circa il 55% delle obbligazioni irlandesi sono detenute da stranieri, e ci si attende che solo un terzo di essi le rinnoverà.
Un crollo del valore degli immobili del 57% ha lasciato una vera devastazione. I mutui con ritardi di pagamento di 180 giorni sono il 17% del totale, un record. Il debito delle famiglie è ancora il 200% del loro reddito.
C’è la preoccupazione che lo Stato irlandese possa avere sborsato altri soldi per coprire le perdite delle banche, spingendo il livello del debito in una zona pericolosa. I leader europei si sono tirati indietro dall’impegno, preso durante il vertice del luglio 2012, di usare il MES per ricapitalizzare le banche irlandesi appesantite da titoli tossici, nonostante l’avvertimento del FMI che si tratta di una misura essenziale per garantire la ripresa irlandese.
L’idea era che l’Europa avrebbe dovuto avere particolari attenzioni per l’Irlanda, poiché il paese era stato costretto a farsi carico di più di 60 miliardi di euro di passività di cinque banche irlandesi durante la fase più concitata della crisi nel 2008, al fine di proteggere tutta l’Europa da una reazione a catena. Invece, lo stato irlandese dovrà sostenere da solo l’intero peso.
L’episodio ha lasciato l’amaro in bocca all’Irlanda. Il capo del sindacato David Begg ha detto che le autorità UE hanno “fatto più danni dell’impero britannico in 800 anni”. L’ex capo del team FMI, Ashoka Mody, ha poi criticato la strategia della Troika, dicendo che una parte del debito avrebbe dovuto essere cancellata. Egli ha dichiarato che “la totale fiducia nell’austerità non era un assunto ragionevole”.
E se il tasso di disoccupazione dell’Irlanda lo scorso anno è sceso dal 14.5% al 12.6%, il calo è principalmente dovuto all’emigrazione di massa. L’anno scorso hanno lasciato l’Irlanda 33.000 persone, per lo più le meglio istruite. Un quarto è andato in Gran Bretagna e il 17% in Australia.
I critici dicono che l’enorme spreco della risorsa lavoro ha eroso il livello delle competenze e abbassato il tasso di crescita potenziale dell’Irlanda per i prossimi due decenni. Se è così, qualsiasi ripresa dovesse arrivare, arriverà nonostante il salvataggio della Troika, non grazie ad esso.
Fonte: Polemos
FONTE
http://www.telegraph.co.uk/finance/financialcrisis/10514819/Ireland-breaks-free-of-Troika-shackles-but-not-safe-yet.html

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